18 giugno 2013
11 giugno 2013
INCONTRO
“Pronto, sono Alfonso, la disturbo?”.
“Ah, Alfono, ma che fine ha fatto? Ero un po’ in pensiero per la sua situazione…”
“Le cose sono precipitate…sono un Affinatore distrutto…”
“Capisco, ma lo Zio?...”
“Ecco lo Zio, sta sempre sullo zerbino, non vuole più parlare con nessuno…ieri mi ha costretto a riscaldare dell’acqua e poi si è andato a fare la doccia in cortile proprio vicino all’orticello di Pittaluga, quello del terzo piano…mi ha fatto fare una figura, io che, ho una mia dignità….”
“Su Alfonso ancora con ‘sta storia della dignità…”
“Facile parlare, ma lei non sa, un uomo semi nudo, nel giardino condominiale, la moglie di Pittaluga ha subito telefonato a casa, allarmata, l’orto sommerso da un metro di schiuma Vidal…”
“Alfonso…Vidal…saranno decenni che non esiste più?!”
“Lei non sa nulla, nulla, lo Zio mi ha costretto a comprare la schiuma Vidal, ho dovuto fare una ricerca su internet…consultare gruppi di acquisto oldage, sono entrato in contatto con mondi…che vergogna, la schiuma sui peperoni di Pittaluga, e io dalla finestra che guardavo senza poter far nulla, lo Zio cantava arie d’opera, mentre la schiuma invadeva l’orto di Pittaluga…”
“…e che sarà mai, per un po’ di schiuma, almeno ora lo Zio profuma e non le ammorba più lo zerbino…”
La giornata è molto calda, a volte a settembre, il sole regala ancora momenti di vera estate, la conversazione telefonica sembra non essere più sufficiente a sostenere il peso di una vita quasi distrutta.
“Alfonso che dice se ci vediamo al Fontanile?”
“…oh mi farebbe molto piacere…ieri l’altro ho provato a contattare il gruppo di sostengo Affinatori Affranti, e non è andata benissimo…quando gli ho spiegato il problema mi hanno fatto capire che non c’è nulla da fare, poi la segretaria, gentilissima, mi ha fatto capire che per il mio caso, forse potrebbe esserci una soluzione…miha dato il numero dell’Associazione Zombie del Brunello…ho chiamato, ma quando ho fatto il nome dello Zio, nulla, mi hanno chiuso il telefono in faccia…”
“Ah, capisco, è molto grave allora…”.
“Vediamoci fra un paio d’ore al fontanile”
“Bene, speriamo che lo Zio non si svegli nel frattempo….mi urla sempre ‘sta storia della Mozzarella di Santa Lucia…non ce la faccio più…”
Il Fontanile è un ameno luogo nella campagna orvietana. Una volta era il punto di incontro dei pastori transumanti, ma ora era diventato un relais a cinque stelle con piscina, SPA, e centro di meditazine trascendentale di ultima generazione.
“Alfonso buongiorno…”
“Buon giorno a lei…non sono solo, mi sono portato anche Petti, la mia capra preferita, ed è di lei che vorrei parlarle…sono molto preoccupato…”
“Oh, Petti, che bella capretta…”
“Capretta sarà tua sorella, io sono una Poitevine di Tarbes e vedi di andare a cagare”
“Ma che modi bel quadrupede peloso, e poi una capra Poitevine cosa ci fa a Tarbes?”
“Saranno cazzi miei cosa ci faccio a Tarbes…”

(Nicchio il giorno del suo quarto compleanno)
“Dai Petti, non essere maleducata con il signore, che ci può tanto aituare, lo vede, non è più la capra che conoscevo, docile, disponibile, sempre pronta a farsi mungere…non la riconosco più, mica come suo fratello Nicchio, ah, Nicchio il mio caprone preferito…sa sono gemelli li ho salvati da piccoli dalle parti di Tarbes, stavo cercando fattrici per il mio nuovo allevamento in Umbria, e loro erano lì, davanti a me, è stato un colpo di fulmine…mai un problema, uno screzio, chessò un colpo di testa, mai, poi…è arrivato lo Zio…”
L’Affinatore non riesce a trattenersi, si copre il viso con le mani, ed inizia a piangere sommessamente. Vicino a lui Petti, si gratta la pancia contro una sedia damascata, in lontananza lo sguardo giudicante del cameriere.
L’occhiuto maître sollecita il suo cameriere.
“Cosa posso portarvi?”
Alfonso chiede un bicchiere di Pastis, il cameriere trattiene un conato di vomito, si volta nella direzione del maître facendo gesti osceni con la bocca e le labbra come a mimare un amplesso orale.
“Per me un Domaine Priuré Roch…”
“Preferisce un Nuits-Saint George 1er Cru Clos de Corveé 2002?”
“Con il 2002 mi ci faccio il bidet, portami un 1997 e vedi di non dire più cazzate, che se mi fai girare le mammelle ti prendo a cornate da qui fino al mare…un 1997 e vedi di portare anche una cannuccia, verde, mi raccomando, verde pistacchio!”
“Dai Petti, non essere maleducata con il cameriere, il 2002 non è poi così male...lo vede, non la riconosco più…da quella sera…non ci posso credere, tutto è perso…”
“Per me una birra ghiacciata, ci metta anche un po’ di gazzosa…”
Il cameriere registra l’ordianzione sul palmare si porta la mano alla bocca ed inizia a tossire violentemente, cade il palmare, con la mano libera inzia a grattarsi con vigore il perineo, dopo qualche secondo il maître si avvicina e lo porta via a spalle. Una strana schiuma verdastra gli riga il viso orribilmente contratto in una smorfia di dolore.
L’odore di capra selvatica è sempre più forte e ammorba ormai l’intero resort.
“Lo vede, Petti non è più la stessa…tre giorni fa, subito dopo la nostra telefonata notturna ho avuto una violentissima discussione con Petti, voleva a tutti i costi accettare l’invito dello Zio ad uscire per locali.”
“Ah, lo Zio ha invitato Petti ad uscire per locali e Nicchio che cosa ha detto?”
“Si è opposto, secondo lui lo Zio è pericoloso…”
“Ma poi sono usciti?”
“Sì alla fine ho ceduto…il giorno dopo me ne sono pentito, amaramente…mia moglie me lo aveva detto, ma cosa fai uscire Petti con lo Zio, chissà dove al porta?!?”
“E dove l’ha portata?”
“Non lo so, da quella notte Petti ha smesso di fare latte e dice che vuole diventare un sommelier…”
“Ah, e lei cosa pensa di fare?”
“Abbiamo discusso molto in famiglia di questa cosa, Nicchio sarebbe per rimandare Petti a Tarbes per un periodo, dai nonni, materni, mia moglie non mi parla più, solo gesti, i figli stanno in vacanza a Cuba, non gliene frega niente…io sarei per assecondare il desiderio di Petti, se sente che questa è la sua strada…e poi non le nascondo che…forse…magari…se Petti…andasse…magari lo Zio si dimentica della mozzarella, della Santa, di Lucia…io sono un Affinatore vecchia maniera…”
“Ma ne ha parlato con lo Zio…?”
“No, pensa che dovrei?”
“Secondo me dovrebbe….”
“Certo che il 1997 è veramente un vino sublime, la mineralità profonda…i sentori tannici che si complessificano in bocca fino ad esplodere in un tripudio di suoni olfattivi…e poi il terroir, l’unicità del vitigno, l’esposizione sud-sud-est, portano una struttura pluristratificata…”
Petti prosegue a declamare le virtù del Domaine Saint-George, l’Affinatore vede in lontananza il cameriere che discute animatamente con il maître, i clienti scomparsi ormai da ore…
“Secondo me dovrebbe parlare con lo Zio…”
“Lo farò, ma lei mi può aiutare?”
“Dubito di poterlo fare, ci sono momenti nella vita di un Affinatore che devono essere affrontati con coraggio…”
Alfono intreccia le mani rugose sul ventre vuoto reclina la testa all’indietro e sprofonda nella poltrona damascata.
Si sente un forte risucchio, la bocca pelosa di Petti aspira voluttuosamente le ultime gocce del pregiato borgogna.
08 giugno 2013
"new" weapon
Giuro che non l'ho trafugata dal garage di Carletto! Anche perche' temo non sia tanto facilmete violabile...
06 giugno 2013
TELEFONATA
Il suono ritmato e acidulo interrompe il sonno di un onesto cittadino.
Il cordeless dista alcuni metri dal letto.
Movimenti lenti, appena accennati, quasi a non voler disperdere la quiete immota del sonno.
“Pronto….li mortacci tua..”
“Mi scusi sono disperato, devo parlare con qualcuno….”
“Chiami il 118 sono le tre del mattino, buona notte, a lei a tutti li mortacci sua”.
La mano sta per staccare il telefono dall’orecchio, ma i movimenti, appannati dall’ora e dal non completo controllo del quasi dormiente, tardano a completare l’operazione.
“…no la prego non riattacchi, sono l’Affinatore dello Zio!...devo parlare con qualcunooooooo…”
La voce rotta dal pianto trattenuto, non è cosa buona e giusta che un Affinatore alle tre del mattino pianga al telefono.
“L’Affinatore dello Zio…, il formaggivendolo?”.
“No, la prego, non dica così, è un lavoro tanto duro, faticoso, sempre a pascolar bestie pelose, solitudine, freddo d’inverno, e poi il caglio che a volte con caglia, le muffe che pascolano libere in tutte le stanze di casa, e poi l’odore di formaggella….sempre attaccato alla pelle…sono solo!”
“Scusi singor Affinatore perché mi dice tutte queste cose, alle tre del mattino: a me dei suoi tiramenti lattei non me ne frega un beato cazzo, e insisto, sul beato, ma anche sul cazzo!”.
“…e poi lo Zio son due giorni che mi dorme sullo zerbino…non vuole andarsene, gli ho datto tutti i miei formaggi migliori, ma nulla, sta lì, semi nudo in posizione fetale, che mi fa una paura, un quintale di feto sull’uscio, ma lo sa che ogni volta che esco di casa ho gli incubi, penso di annegare ….ma lui lo Zio sta sempre lì….”.
“Capisco, lo Zio a volte lo fa di stare semi nudo sullo zerbino del suo Affinatore…pensa sempre che ci sia un formaggio che a lui è negato, soffre di questa condizione di privazione…pensa che ci sia una congiura delle multinazionali del latticino…”.
“Non è solo questo, è che poi mi fa richieste imbarazzanti, io non so cosa dire, sono un professionista serio Affino Formaggi da molti anni, ma certe richieste…imbarazzano, tanto…”.
“Senta sono le tre del mattino dobbiamo stare ancora molto al telefono, sa esistono dei centri specializzati in recupero di operatori del latticino entrati in contatto con lo Zio, ce ne sono di molto buoni, Lombardia, Piemonte, alcuni anche in Francia, anzi se vuole le posso dare qualche indirizzo, così poi domani con calma chiama e prende appuntamento…garantisco una buona riuscita, tre-semi mesi e torna l’Affinatore di prima…vada a letto, ci pensi e poi domani ci risentiamo…”.
Dall’altra parte del cavo un silenzio lungo, pericolosamente lungo, sembra condurre la conversazione verso la fine, ma ad un tratto scoppia un urlo bestiale, dolente, un urlo che contiene tutto il male della terra, un urlo disumano, che va poi rompendosi in un singhiozzo quasi infantile.
“…lei non capisce, lei è cattivo, lo sa che lo Zio per il tredici dicembre mi ha ordinato 200 kg di mozzarella, mi ha detto che lui esige che io gli preprari duecento kg di mozzarella per Santa Lucia!. A me, una vita ad Affinare formaggi, e lo Zio mi chiede 200 kg di mozzarella…e rideva pure quando me lo ha detto ieri mattina, semi nudo, sullo zerbino abbracciato ad un pezzo di metallo, rideva, cosa ti ridi gli ho detto, cosa cazzo ti ridi, che io la parola cazzo non la dico mai, sono un Affinatore di vecchia generazione, la parola cazzo non la dico…però allo Zio gliel’ho detto”.
“E lo Zio cosa ha detto?” chiede interessato l’interlocuotre, ormai quasi completamente sveglio.
“Mi ha detto, ma ti rendi conto Alfonso, si io mi chiamo Alfonso, io chiedo a te il giorno di Santa Lucia, due quintali di mozzarella, la mozzarella di Santa Lucia…e rideva, lo Zio, e io lì non c’è lo fatta più, ho chiesto perdono a Dio e a tutte le mie bestie e gli ho urlato, ma Zio che cazzo ti ridi…?!?!”.
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| Il Povero Alfonso in una foto di repertorio (Spiedo) |
Attimo di silenzio imbarazzato. Venire a conoscenza alle tre della notte che l’Affinatore dello Zio ha detto la parola cazzo, turba la mente dell’assonnato interlocutore.
“Niente lo Zio rideva, e rideva semi nudo, sul mio zerbino di casa, che poi mia moglie insinua, e io mi sento in imbarazzo, ma in effetti avere un uomo semi nudo sullo zerbino dà da pensare…ma lo Zio continuava a ridere, rideva e con il tubo si grattava la schiena e rideva…urlando 200kg di Mozzarella a Santa Lucia, e giù a ridere, sempre più forte, che mia moglie ha telefonato alla sorella per chiederle ospitalità…e lui a ridere, rideva e urlava LA MOZZARELLA DI SANTA LUCIA, la VOGLIOOOOOOOOOOOOOOOOO…che poi le bestie con tali urla mi smettono di produrre il latte...sono bestie ma hanno una loro sensibilità...”.
“E lei gliela dia sta cazzo di Mozzarella di Santa Lucia, che fa pure rima, mi scusi, alle tre del mattino…son rime un po’ intorpidite, gliela dia, la Mozzarella di Santa Lucia!”.
“La posso richiamare domani, così ne parliamo con più calma?”.
“Sì mi richiami domani, lo faccia…mi scusi ma ora cosa sta facendo lo Zio…”.
“Ah, nulla dorme beato come un bambino sullo zerbino, gli ho anche messo una copertina…che siamo a fine settembre, e la notte rinfresca!”.
“Ah!....buona notte”.
“Buona notte anche a lei”.
24 maggio 2013
VALPOTOUR 2013
“Zio posso provare la tua bici?”
“Certo fai pure…”.
Il mio Valpo Tour inzia così con una semplice domanda e un’altrettanto semplice risposta.
Salgo sulla bici dello Zio aggancio i pedali e mi faccio un giretto.
Io lo Zio lo conosco, ma non sapevo di conoscerlo, dai primi anni novanta. Poi ci siamo persi di vista e ci siamo nuovamente incontrati nel terzo millennio: “La singlespeed ci fa ritrovare dove ci eravamo lasciati nei primi anni novanta!”. Ecco, lo Zio, mi disse questo qualche anno fa ed io capii che avevo vissuto per almeno tre lustri nel buio e nell’oblio di me medesimo.
Pedalo per qualche minuto la bici dello Zio poi rallento, quasi mi fermo, come faccio sempre quando devo fermarmi: rallento, sgancio il piede, quasi sempre il destro lo metto a terra sgancio il sinistro e scendo dalla bici.
Questa sequenza al ValpoTour 2013 ha una variante orrorifica: il piede non si sgancia.
Provo ruotando in modo molto accentuato la caviglia, nulla, la scarpa rimane saldamente ancorata al pedale. Ormai sono fermo, la bici leggermente inclinata a destra. Tento di sganciare il piede sinistro: la bici insiste nell’inclinarsi a destra in modo sempre più marcato e fuori controllo. Capisco che succederà l’inevitabile, mi preparo.
La bici è sempre più inclinata, ormai non serve più a nulla ruotare le caviglie. Mi preparo stoicamente all’urto sull’asfalto antistante la scuola di San Pietro in Cariano.
Provo un’ultima volta, prima che una violenta imprecazione mi squassi lo sterno, sento il duro asfalto che mi schiaffeggia il ginocchio, prima, poi, un attimo dopo l’anca ed infine il polso destro. Il dolore maggiore è quello di non aver capito subito che ci sono vari tipi di speedplay: me lo dicevano sempre da piccolo, studia, studia bestia che l’ingnoranza è una brutta cosa, brutta! Me lo dicevano. Non ricordo più chi me lo dicesse, sono passati tanti anni.
Torno mestamene dalla Zio e riconsegno la bici: “…mi raccomando non agganciare i pedali, che non sono i tuoi stessi speedplay!!”.
“Grazie Zio lo avevo intuito, grazie lo stesso, Zio!”.
Lo Zio lo ritroverò dopo qualche ora a cena, ma è un’altra storia, serve tempo per arrivarci.
Dello Zio non posso dire troppo: fa parte del gruppo ristretto dei Titani produttori di Smart Applicazioni. Io da anni, diciamo da quando ho incontrato nuovamente lo Zio dopo averlo perso di vista per tre lustri, cerco di capire cosa fa un Titano produttore di Smart Applicazioni: nulla, parlare con lo Zio e parlare con Paracelso è la stessa cosa.
Nuovamente mi devo confrontare con l’abissale ignoranza che abita, anzi direi ormai, colonizza la mia mente: studia bestia, studia!
Il mio ValpoTour 2013 poteva durare pochi secondi e invece sono riuscito a farlo tutto tutto, pausa pranzo inclusa.
Mario, il Magister del Valpolicella, ha approntato un percorso molto vario e abbastanza lungo: si scorribanderà per tutta la zona del Valpolicella e oltre.
Partenza ore nove e qualche minuto da San Pietro in Cariano, siamo nel Valpolicella.
Piazzale antistante l’Istituto Tecnico Commerciale: gli studenti dentro a studiare gli adulti, si fa per dire, fuori a pedalare: sono esempi di vita che il giovane studente metabolizza.
Pronti via, svolta a sinistra, forse a destra, poi nuovamente a sinistra poi ancora a destra. Percorsi 300 forse 400 metri: non saprei più ricostruire il percorso a ritroso.
E’ un giro tortuosissimo, nella mia mente si dipana come un serpente attorcigliato. La giornata è assolata e questo, dopo una primavera molto piovosa, rende il ciclopedalatore felice.
Il gruppo molto numeroso favorisce la pratica, piuttosto inevitabile che a lungo andare sbrindella la mia voglia di pedalare: la pausa di riassemblaggio gruppo.
Nelle fasi di riassemblaggio del gruppo sono certo che siano stati cooptati anche ciclisti che originariamente non facevano parte del gruppo. Più il gruppo è numeroso e maggiore è il moto centripeto che produce: attira di tutto. Signore over 70 con bicicletta da passaggio e sporta della spesa, ingaggiate su strappi assassini: spesso non risultano neanche fra le ultime.
Bambini, sì, al secondo raggruppamento sono stati fagocitati diciassette bambini, stavano andando a fare una gita con la loro maestra, si sono trovati a discutere di igiene alimentare con il Prof. Non vi posso dire nulla del Prof, per decoro del corpo accademico, per rispetto della privacy, per tutela della salute pubblica e dell’unità nazionale, del Prof non posso dire nulla.
Al terzo riassemblaggio ormai il gruppo conta 120-130 unità, sta prendendo quota, le dimensioni presto saranno quelle di una supernova: dopo la scolaresca vengono incluse 25 ragazze nord europee, genetica nord europea, garretto nord europeo.
Al quarto riassemblamento del gruppo non si hanno più notizie delle 25 ragazze nord europee, scomparse; come se il gruppo le avesse, divorate, spolpate, polverizzate, inghiottite, metabolizzate. Sono pensieri che se avessi studiato potrei dire meglio, ma non sono un fine dicitore. Studia farabutto studia!
Al quinto riassemblaggio il gruppo non si accontenta più dei ciclisti, è diventato sempre più vorace, ora l’orbita gravitazionale attira moto, motorini, apicar, trattori, fuoribordo, aviogetti, alcune mietitrebbie, qualche triciclo, un peschereccio di San Benedetto del Tronto e pure alcune majorettes.
Ormai il ValpoTour2013 si sta trasformando in un gigantesco flashmob itinerante.
Attraversiamo ubertosi boschetti, pace dell’anima, ma anche cittadine intasate dal traffico locale: un cancro che la Regione Veneto alimenta con metodo e perizia.
Poi ogni tanto dopo uno strappo rigorosamente al 20% la vista si apre e là sotto, qualche metro più in giù, compare il Lago di Garda. Placido dall’alto! Si intuisce, alla vista, l’arteria nera della gardesana, intasata di auto, moto, caravan e trenini pro-ciclistici.
Prima semi tappa al Bike Grill: un bel posto dove fermarsi e bere 5 o 6 birre prima di ripartire per la seconda parte del giro.
Le salite pensate dal Magister non sono mai lunghe, ma a volte regalano strappetti cattivelli che spingono i più ardimentosi a compiere azioni insensate, inutilmente autodistruttive, accolte da un tripudio di voci festanti che riducono il meraviglioso, quanto inutile gesto, ad uno show mariadefilippesco.
Fra tutti brilla la stupenda, a suo dire, condizione pistarda del Prof: non vi posso dire nulla del Prof, sappiate solo che possiede una bici molto ma molto bella!
Ah, le bici! Il ValpoTour è come il Buddhismo Mahayana, il Grande Veicolo: accoglie tutti e tutto.
Ci sono bici carbonchiose, mezzi in acciaio, spicca una Zullo All-Black, Enve ruotizzata, che seduce molti garretti. Poi ci sono mezzi meno prestazionali di cui non dico, per decoro e decenza, siamo nella terra di uno dei più grandi telaisti viventi: un po’ di rispetto.
E poi ci sono mezzi rurali, ruote grasse, mah, molle, molloni, forcelle, forcelloni. Registro anche una bici da ciclocross. Ma forse è un’allucinazione.
Ad un certo punto verso l’ora di pranzo, compare una bici con enormi ruote artiglianti, sono perplesso, in lontananza vedo ciclisti fare foto con majorette rosso vestite: ho molta fame, iniziano le prime forme di slittamento della coscienza. L’abisso sarà raggiunto a tavola: lo Zio!
Al diciottesimo riassemblaggio viene cannibalizzato anche Flavio Tosi, Zaia il Magnifico, il nipote di Prandini e un uomo irriconoscibile dai capelli untuosi, grigi, il ghigno stanco a stracciargli il volto. Basta! E’ ora di andare a cena, il gruppo è a rischio implosione.
La cena è stata organizzata presso la fucina di Magister Zullo. Inizia a piovere, vengono approntati i tavoli nella zona accoglienza clienti: si mangia fra telai appesi al muro, foto di altri tempi, banconi ricolmi di pezzi di bicicletta e verdurine crude: mi getto famelico sugli ortaggi.
Non sono solo, è una battaglia a chi intinge prima e più a lungo l’agognato pezzo di SEDANO-RAPA, nell’olio extra vergine di oliva (sarà ligure?!?!) professionalmente preparato dal cuoco più ciuffato della serata.
Fuori, nipotini contemporanei di Vulcano, grigliano metri cubi di carne, carcasse di animali morti da giorni, sfrigolano sulla griglia incandescente. L’odore di carne si espande all’infinito.
Mi siedo, vicino allo Zio: lo devo fare, cerco sempre di trattenermi, ma poi la parte odissea della mia mente ha il sopravvento e capitolo. “Scusa Zio, ma il Brunello di Montalcino…?”, chiedo fiducioso, in attesa di una parola che dia forma all’ignoto.
“Il Brunello è un vino Morto!”. Sono parole che colano come lava nel mio archipallio. Addento con forza un'arancia di Antonino, la trovo, cattiva, amarognola, cheratinosa, senza succo: capisco dopo averla divorata quasi tutta che mi ero scordato di togliere la buccia. Lo Zio!
Ascolto lo Zio che parla di lieviti autoctoni, anidride solforosa, tripla A, terroir e poi quando penso che la conversazione abbia preso una piega prevedibile compare il mio incubo, il terrore dei miei sogni: L’Affinatore di Formaggi dello Zio.
Io, come la maggior parte delle persone, compro il formaggio dove lo vendono (è una cosa di cui un poco me ne vergogno), lo Zio invece si incontra con il suo Affinatore ed hanno esperienze organolettiche a me ignote.
Ascolto rapito. L’Affinatore ha il sembiante di un umano, ma possiede un rinencefalo da due kg, sente l’odore di una molecola grassa ad eoni, e poi domina il tempo, parla agevolmente tre dialetti muffeschi, e soprattutto capisce e soddisfa le richieste dello Zio. Per me l’Affinatore di Formaggi dello Zio è un SuperEroe forse appena meno potente di Silver Surfer, ma con Capitan America se la gioca alla pari.
Poi verso la fine della serata, un pensiero malvagio mi attraversa la mente.
Si tratta di un pensiero che mette in risalto tutta la miseria umana, l’ignoranza bestiale, l’insensatezza feroce che popola il mio sistema limbico; mi sento parlato: “Scusa Zio, ma la mozzarella Santa Lucia, dove me la metti?”.
Lo Zio pare quasi stupito, non capisce subito la domanda, ha in corpo una bottiglia di Valpolicella, una di Amarone e una di Spumante. Mi guarda, diventa tutto rosso ed inizia a piangere.
Vengo portato via a forza, mentre lo Zio sta tentando di brutalizzarmi con una Zullo Vergine color vinaccia.
Forse ho sbagliato magari lui preferisce la Vallelata?
(ndr Le foto sono del Baldio!)
23 maggio 2013
A Paz

Ventitré maggio del 1956 nasceva a San Benedetto del Tronto Andrea Pazienza.
Morirà 32 anni dopo.
Per me, adolescente brufoloso, appassionato di fumetti, fu una scoperta importante e sconvolgente.
Restano i suoi disegni, le sue illustrazioni, il suo nodo di narrare un'epoca.
A quel tempo leggevo molti fumetti francesi: Kaza, Moebius, Bourgeon, e poi i sudamericani: Munoz, Sampayo, Breccia, le avventure di Corto Maltese, e poi la scoperta di Pazienza, Scòzzari, Liberatore, Tamburini, Igort, e ancora altri della "scuola bolognese". Svettava su tutti la forza narrativa di Pazienza. Poi più avanti incontrai Pier Vittorio Tondelli, ma ero già più grande: le storie disegnate cercavano nuove parole per raccontare la vita.
Pazienza rimane nella mia memoria come un grandissimo disegnatore, capace di raccontare, anche in poche tavole, un'Italia meno dicibile, spesso oscura, violenta, tragica, sommamente romantica.
Un saluto a Paz!









