04 settembre 2012

Resti

"Siamo al sesto giorno e medito: forse incomincio ad accusare i primi sintomi di stanchezza e mi rendo conto (non ci vuole un gran spirito d'osservazione) che questo viaggio non è affatto leggero, non è un viaggio-vacanza come avevo pensato di fare: i momenti di relax sono davvero pochi, stiamo pedalando tutti i giorni con un buon ritmo, partendo presto alla mattina e fermandoci alla sera per l'ora di cena. Il tempo a disposizione non è illimitato e quando hai pronta una traccia con il totale dei chilometri da coprire in una trentina di giorni, saltano fuori dei numeri che parlano chiaro: occorre pedalare. Sono stato io ad avere l'idea di questa traversata ed ora nutro dei dubbi sulla piacevolezza o meno di un viaggio così. Pedalare è bello, ma ho l'impressione di essere sempre un po' troppo di fretta, come dire, col fuoco al culo. Non sono un visitatore di musei, ma mi piacerebbe dare il giusto tempo alle cose, ai momenti della giornata."

Sono le parole che Perse scrive sul suo blog per raccontare il viaggio che ad agosto ha fatto insieme ad un suo amico di cui faremo conoscenza fra poco.
Il viaggio pianificato dai due ribaldi ragazzi prevedeva una pedalata lungo tutto l'arco alpino da Cadibona a Trieste. Un mese, trenta tappe, molti km di strade per lo più sterrate, molto dislivello in totale autonomia o quasi. Quello che qualche ciclobiker incauto definirebbe un epic ride. Semplicemente un viaggio.
Sesto giorno, la fatica inizia a farsi sentire, ma come?

Con la fatica fisica che preme la mente inizia a fare il suo lavoro, ma soprattutto Perse inizia ad ascoltarla. I posti sono meravigliosi, la fatica adeguata anche se intensa, il tempo atmosferico volge al bello, ma però, sì c'è un ma però qualche cosa nelle somma non torna rimane un piccolissimo resto, un granello che non permette all'ingranaggio di girare a dovere. La fretta, il granello, il resto, si mostra con questo sentire: va tutto molto bene, ma si va un po' di fretta.
E pare che questa fretta ad un certo punto spinga il Perse a pensare e forse a temere, che la fretta lo potrebbe privare della possibilità di dare il "il giusto tempo alle cose".

A mio modo di vedere le domande che il forte pedalatore si pone sono cruciali in ogni viaggio, anzi sono le domande cruciali che caratterizzano un viaggio.
Si aprono almeno due vie in questi casi. La prima la più sicura: silenziare parzialmente alcuni pensieri e tener fede al progetto lungamente preparato. Via pedalare fino a Trieste e basta!

La seconda via è più difficile perchè implica un'assunzione di rischio. Il progetto iniziale non è più il faro che guida l'azione, ma diventa quasi un ostacolo. Ci vuole molto coraggio per fermarsi. Sembra quasi, dalle parole scritte, che tale eventualità non fosse stata presa neanche in considerazione. Per fermasi intendo rimettere in gioco il senso di quello che si va facendo. C'era un desiderio originario che si è trasformato in un progetto mentale e che poi è stato tradotto in azioni. Bene questo ha portato a sperimentare delle sensazioni parzialmente impreviste.
Il Monviso è lì da millenni, ma chi poteva pensare che avrebbe avuto per il Perse un così forte richiamo. E' un attimo, una frazione di secondo, ma deve tornare indietro a fissare la montagna, stava quasi, dirà in un'altra pagina del suo resoconto, per andare via senza guardarlo. E' di una bellezza sconvolgente. Può sedurre e far perdere la bussola.

Nel commento alle riflessioni di Perse, il suo amico e compagno di viaggio, Dario, gli risponde: "vacanza, impresa? è un viaggio. è questa la nostra vacanza, il percorso!
Nei tuoi ultimi racconti vedo valorizzate molto i luoghi in cui ci siamo fermati (rimpiangendo i posti dove ci siamo fermati meno), le mangiate, le pause. E ci sta. Ad Elva eravamo coccolati come piace a noi...
E la salita dell'Agnello non ti ha dato emozioni? a me si, molte. anche la salita, con la fatica nell'affrontarla, appaga e gratifica. Quella è la vacanza che abbiamo scelto di fare, chiamala impresa o fottutissima o come vuoi.
Invece leggo della salita di Sampeyre: di due rapporti in più, della sua andatura che infulenza la vacanza... boh... mi viene da pensare, leggendo... Perse, ma con chi sei andato? con il demonio! io manco l'ho visto il Monviso, già guardavo l'Agnello e calcolavo quanto ci avrei messo a scalarlo, tutto sui pedali! ah no, ho la ruota libera in giande... sempre il solito... ;D".

Dario dice molte cose al suo compagno di avventura, alcune poco chiare che riguardano il loro modo di pedalare con sotto testi che rimandano alle loro molte uscite estreme.
Però mi pare che una cosa sia chiara anzi molto chiara: è questa la nostra vacanza. Il percorso!. Per Dario sembra che il progetto iniziale, quello che lui chiama il percorso sia la guida ineludibile che orienta in modo totalitario l'esperienza. Per il suo compagno di pedalate al sesto giorno questa guida non basta più.

La risposta di Perse, al richiamo forte al progetto iniziale arriva a stretto giro di posta: "Il mio errore "fatale" è stato credere che una Traversata delle Alpi si sarebbe potuta fare in scioltezza. Alla fine si deve sempre correre perché i numeri parlano chiaro e se vuoi arrivare a Trieste si deve pedalare senza indugiare. La priorità è stata questa per tutto il viaggio e ne consegue che per certi versi si sarebbe potuto godere di più di tutto quello che il viaggio ci stava offrendo, diluendo la fatica in più giorni (ma il tempo era quello che era)."

Parla di errore, è stato colpito dal richiamo del suo amico: abbiamo fatto un progetto, lo sapevi che era dura, dobbiamo arrivare a Trieste, non ci sono spazi per farsi prendere da tentennamenti o da ripensamenti.
Alla fine si deve sempre correre, perché i numeri parlano chiaro. Prendete una frase così estrapolatela dal contesto, ricollocatela in un report di un qualunque store manager e nessuno si accorgerebbe di nulla.
I numeri parlano chiaro, certo, ma la bellezza oscena (nel sento etimologico del termine) del Monviso non era prevista.

E' il senso che inizia ad entrare in crisi. Cosa impediva di sedersi a guardare il Monviso per tre giorni? O decidere di raggiungerlo, pernottare due notti al Rifugio Sella e farsi portare in vetta da una guida del posto? E poi dalla vetta ammirare il Gran Paradiso e dirsi: mi piace, vorrei andare a vedere cosa si vede da la sù.
Anch'io mi aggrappo nel mio scrivere ora ad uno schematismo (le due strade da prendere) piuttosto rigido. Ci potrebbe essere una terza via (e forse una quarta, una quinta, ma io sono miope, presbite e bradicardico...mi fermo alla terza) e forse è quella che ha imboccato il Perse: proseguire nel progetto lungamente sognato, ma lasciando costantemente aperta la mente all'imprevisto. Non si tratta solo di fare delle cose tanto per farle, e neanche farle perché danno soddisfazione. Ma a mio modo di vedere il problema centrale e quello di riuscire a "fare delle cose" con senso per sé.
A volte per costruirlo il senso, tocca fare una certa fatica, che non sempre siamo disposti a fare. PEr me è facile e quasi corrivo pensare al rapporto psicoanalitico. Cosa fanno due persone in una stanza per anni: parlano, si ascoltano. E uno il paziente, ma lo fa anche il suo terapeuta, si interroga sul senso del suo pensare, sul senso delle scelte fatte e di quelle abortite, sul senso di alcune emozioni che a volte non sono per nulla chiare. Ma per fare questo tocca fermarsi, mettere in sospensione il tempo della realtà ordinaria e ascoltare.
Nel viaggio si può fare, ci si può permettere di prendere tempo, di dare il giusto tempo alle cose. Forse sì, ma è pericoloso e difficile, c'è sempre una voce perentoria che ti richiama all'ordine: i numeri sono i numeri e da lì non si scappa!
Forse il viaggio vero inzia proprio da lì, dai numeri che non tornano...


14 commenti:

spiedo ha detto...

Ema sei il più grande talento che conosco, vorrei leggere un tuo romanzo ma so che non lo farai mai ed è un vero peccato!

Anonimo ha detto...

Bella ema. Ti amo.

Claudio Persegani ha detto...

Si, qualche volta non bisognerebbe farli tornare sti numeri, sti conti. Grazie per la riflessione

France ha detto...

bella li Ema.
mi piacerebbe leggere anche un commento dello zio....

ghido ha detto...

"Il Monviso è lì da millenni, ma chi poteva pensare che avrebbe avuto per il Perse un così forte richiamo. E' un attimo, una frazione di secondo, ma deve tornare indietro a fissare la montagna, stava quasi, dirà in un'altra pagina del suo resoconto, per andare via senza guardarlo. E' di una bellezza sconvolgente. Può sedurre e far perdere la bussola."

ALLORA CHISSA' CHE AVREBBE FATTO PERSE SE AVESSE VISTO UNA FAGGINA DEGNA DI TAL NOME...

Anonimo ha detto...

Mi son scordato di segnalare il blog dove si possono seguire le gesta dei due valentissimi ciclisti: http://www.ilpedalatoredelladomenica.com

ema

ghido ha detto...

ema... comunque il link li' accanto sulla dx

Anonimo ha detto...

Non tutti i lettori del blog lo sanno, e allora ho messo il link per favorire gli approfondimenti tematici..casso!

ema

BOB ha detto...

Si, ma per i link non si fa così, ma

così

Anonimo ha detto...

ema bastonato violentemente!!

lukegps

gallinarandagia ha detto...

Belle riflessioni !

ZIO PIPPO ha detto...

Leggo adesso le riflessioni di EMA e constato che non conosce le problematiche legate ad un ciclo viaggiatore

Uno dei problemi principali quando si fa un ciclo viaggio è liberarsi dall'ansia dei numeri e dell'orologio

Questa ansia è una delle componenti intrinseche del viaggio, solo con la pratica si riesce a mitigare, ma mai eliminare

Meno sei allenato, meno tolleranza hai e più questa ansia ti attanaglia

Perse è molto allenato e la problematica è emersa al 6° giorno, io la provo sempre soprattutto quando sono solo

L'ansia di "non" arrivare la provi anche appene partito alle 9 di mattina, ci vuole molta calma ed introspezione per calmarla

Fermarsi, non è viaggio, è visita, spesso è liberatorio fermarsi è l'unica soluzione alle crisi di ansia; mi succede quando sono solo, meno quando sono con altri.

L'ansia ed il viaggio in bici non sono scindibili



France ha detto...

Occavolo, io pensavo fosse distensivo..
grazie zio

Anonimo ha detto...


consiglio il benzodiazepine e buspirone.

lukegps