13 febbraio 2013

Petite boucle

La giornata volge al bello. La riviera di ponente si mostra scintillante. Il sole non troppo alto sull’orizzonte dona al mare un colore blu molto cupo, che contrasta con la luce gialla, accecante, che orla le increspature della superficie.
La bicicletta, il mio fido velocipete di un certo pregio, è pronta.
Non ho molto tempo libero e quindi decido di fare uno dei miei “riccioli” preferiti, un mare-monti-mare che inebria per la bellezza dei paesaggi attraversati.

Per i puristi, categoria a cui non mi fregio di appartenere, posso dire che il ricciolo misura poco più di cinquanta km, per un dislivello di 1200m. Si tratta di salire per circa 27-28 km e poi ridiscendere verso il mare per i restanti.
E’ un giro a cui sono molto affezionato per molti motivi.
Permette di pedalare una lunga e quasi ininterrotta salita, da Sanremo a Monte Bignone, anche se in questo caso ho tralasciato la vetta per le non buone condizioni della strada: si tratta di un “tiro” fantastisco sempre sopra il 12-13% con strappi abbondanti in prossimità dei tornanti intorno al 20%, sempre per i puristi. Per questa uscita invernale mi limito a stare sulla strada principale, duecento metri sotto, sempre per i puristi.
Decido di fare un breve tratto di ciclabile, La Ciclabile Più Bella del Mondo, fino all’attacco del Poggio, decido di salire dalla parte est, quella che fra un mese faranno i ciclisti veri, sempre puristicamente parlando.
Il Poggio non è proprio una vera salita, ma permette di lasciare l’aurelia e di introdursi nel ventre della regione. E’ solo un assaggio di Liguria.



Secondo tornante e mi imbatto nella scritta che inneggia a Fornaciari: ora devo dire che io questo Fornaciari non lo conosco, ma per strani scherzi della fortuna e nobili gesti di un caro amico, mi ritrovo ad usare un suo paio di scarpe. Son pensieri che danno da pensare, ma visto che sto pedalando in salita e mi aspettano un migliaio di metri di dislivello cerco di non pensare troppo e di pedalare leggero come una piuma.
Il secondo motivo per cui mi piace il piccolo ricciolo è che pur salendo inesorabilmente per km e km, non si può mai staccare lo sguardo dal mare che si allontana. La Liguria, almeno la mia, è questa: montuosa, ma con il mare sempre presente in lontananza.
La stagione permette poi di godere della fioritura della mimosa. A quote basse le gialle infiorescenze sono ormai esplose da giorni. La vista e l’olfatto ne son tramortiti.

Un altro motivo che mi fa amare il piccolo ricciolo è dato dal lento, anzi direi lentissimo, cambiamento del panorama attraversato: dalle palme e i lentischi della ciclabile agli ulivi di Ceriana ai castagni di Vignai, ai Faggi di Sanromolo, all’acero del Quebec, al Pino Loricato del Pollino, ecco sento che la variazione di quota sta producendo i primi cambiamenti neurotossici. Proseguo con lentezza, non c’è fretta, le gambe si muovono leggere, non ho desiderio di forzare, forse non ho neanche la forza per farlo, sicuramente non il desiderio.
Il Poggio di Sanremo arriva molto velocemente, proseguo la salita tagliando la costa verso Ceriana. Il mare non lo vedo direttamente, lo sento dietro alle spalle, mi posso girare ed è laggiù, quieto e lontano.



Ceriana è uno spartiacque per me: da lì in poi si entra in un intervallo spazio temporale che si conclude al bivio di Vignai in direzione Bajardo. Farò una piccola fermata per documentare una scritta storica: Röhrl. Senza nessuna possibiltà di aggiungere ne togliere nulla. Il bivio di cui parlo mette in comunicazione Ceriana con Bajardo, Vignai con San Romolo, Monte Ceppo con Bignone. La scritta penso risalga all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso, quando il Mondiale Rallye si correva anche nelle strade liguri. Ma prima di arrivare allo storico incrocio bisogna pedalare non poco, la salita dolce del Poggio è ormai un ricordo: ora si sale in modo più deciso, ma mai cattivo. Per i puristi posso dire che salgo con calma pedalando un 34X19, mi permette di far girare le gambe, di progredire ad una velocità elettronicamente rilevabile e di ammirare quello che mi circonda.
Un ultimo sguardo al mare ormai lontanissimo, quasi completamente nascosto dalla vegetazione, lo devo abbandonare per qualche km, ma lo ritroverò ancora più bello e scintillante, dall’alto del Monte Bignone.
All’incrocio rallistico il desiderio mi porterebbe a svoltare a destra verso il Monte Ceppo, ma il tempo non lo permette, mi aspettano per pranzo e non mi va di fare la solita chiamata per dire che mi sono perso, ho bucato, le cavallette hanno invaso la strada, uno tsunami, la peste, le orche assassine, il calamaro gigante…prendo a sinistra per il Monte Bignone, pochi km e riprendo a vedere il mare, ma alle mie spalle ora ci sono montagne innevate. Bellissime, forse le più belle della zona: Toraggio, Cima Marta, ma soprattutto il Toraggio: bianchissimo e scintillante.
Faccio un taglio diagonale sulla montagna, la pendenza si fa più dolce, mi piace la strada immersa nel bosco, il sole quasi completamente oscurato, d’estate è un sollucchero, siamo sopra i 750 metri e se ad agosto è fresco, ora a febbraio è freschetto. Decido di mostrare a me stesso e alla natura circostante che sono un uomo maschio e virile, d’imperio smanetto per alcuni minuti, forse meno, magari qualche secondo e riesco, prodigiosamente a far transitare in modo definitivo e costante, la catena dal 34 al 50, e così arrivo fino allo scollinamento con le gambe che rispondo bene al maschio e terribile sforzo.
La vista che ora mi allaga è stupefacente: il bosco alle mie spalle le montagne innevate appena dietro e mille metri sotto il mare una tavola dorata incorniciata dai pini della costa alla mia sinistra.
Ora mi aspetta una lunga discesa fino a Sanremo, interrotta da un piccolo strappo per raggiungere la frazione di San Romolo e poi giù fino al mare.



La strada è asciutta ma molto sporca, le piogge e la neve che ancora fa mostra di sé al bordo dell’asfalto mi consigliano di andare piano, anzi più piano del mio solito, che è già molto piano ma si può sempre fare meglio.
Memore dei consigli dei miei fidi compagni di scorribande rammento alla parte senziente della mie mente alcune norme semplici quanto da me spesso disattese: tenere le braccia morbide per non appesantire troppo l’avantreno, se sapessi di cosa sto parlando ne parlerei ma non sapendolo registro l’informazione e proseguo.
Poi insisto: oltre alle braccia morbide dovresti, fottuto pedaltore ligure disegnare delle traiettorie che ti permettano di prendere la corda della curva senza invadere pericolosamente l’altra corsia, consentendoti di mantenere una decorosa velocità di percorrenza della curva medesima. Mi ascolto parlare, stupito e confuso.
Ci provo, ci riprovo, e ancor ci riprovo. Decisamene l’apprendimento in età avanzata incontra degli inciampi insormontabili. Trattandosi poi di discesa bisogna anche frenare qualche volta, cercando di non farlo dentro la curva, ma prima di impostare la medesima, utilizzando entrambi i freni, anche se devi ricordarti, fetido ligure, che è con quello anteriore che potenzi la frenata e solo con il posteriore puoi se lo vuoi, correggere eventuali eccessi velocistici. Ci provo e ci riprovo, ma penso di non riuscirci. Il mare è sempre laggiù, quieto e silente, ora vedo la città natale, da quassù pare quasi bella, ma è solo un’illusione, lo so, lascio che mi pervada il pensiero sognante.

I primi km di discesa mi rammentano che è inverno e che in quota fa freddo, sento qualche brivido, ma so che non durerà molto: dopo San Romolo si rientrerà nel termoclino mediterraneo.
Entro nell’abitato di San Remo dalla Madonna della Costa, orami sono quasi in città.
Arrivo in Piazza Colombo e trovo una nuova aiuola con fiori ed erba sintetica, o forse è vera ma fatta in modo da sembrare sintetica: la realtà deve essere, a Sanremo iperrealistica.

E’ sabato fra meno di 72 ore inizierà il Festival della Canzone. C’è grande attesa, come ogni volta: questa volta tutti sono in attesa di sapere se Rais degli Almamegretta festeggerà lo Shabbat, e io mi dico, ma Rais, è ebreo, non mi risulta, possibile, si può diventare ebrei non nascendo da madre ebrea? Sono quesiti teologici che mi accompagnano sempre alla fine dei miei riccioli. Sempre costantemente: ma Rais festeggerà lo Shabbat, mi chiedo angosciato, non so rispondere e l’angoscia aumenta, e se veramente, mi dico, Rais degli Almamegretta festeggiasse lo Shabbat, come si può fare, quando lo faranno cantare, canterà, forse sì forse no. Speriamo, mi dico, che il rabbino trovi la risposta giusta nel Sacro Libro. Sono ormai davanti a casa, smonto dalla bici guardo il mare e mi avvio verso il pranzo con un senso di forte inquietudine: riuscirà, Rais degli Almamegretta, a cantare la sua canzone al Festival di Sanremo?

14 commenti:

Cene ha detto...

Grazie.

spiedo ha detto...

Il menù del pranzo? Rais chi cazzo è? Rohl mito! Forna numero 1! Ema continua a scrivere!

ema ha detto...

Tagliatelle al ragù, involtini di carne ripieni di robe buone, carciofi crudi con olio dell'avita campagna, dolce, frutta, caffè e ammazzacaffè. Vino rosso: ormeasco DOC Gandolfo, per la precisione.

ema

ema ha detto...

Mi auto emendo: scopro solo ora che Rais degli Almamegretta non è Rais, ma Raiz, chiedo scusa ai molti appassionati di musica dub...

ema

Borz ha detto...

LIGURIA sempre più NAZIONE!!!

France ha detto...

Che bello! Trasferiamoci tutti sopra Sanremo, fuori dalla città, vicino al mare, pedalando tutti i giorni...

Cene ha detto...

Ma anche no.....

France ha detto...

Allora tu resta nella fetida pianura .. peccato che un buon cuoco avrebbe fatto comodo.

ema ha detto...

...in effetti noi a pedalare tutta la mattinata, poi al ritorno manicaretti del Cene, riposino poi nuova pedalata fino al calar del sole...

ema

Borz ha detto...

tenendo conto che si può anche nuotare e correre... che terra fantastica!!

ghido ha detto...

Percepisco (seppur mitigate e mondate dagli insulti) mie parole in questo racconto...

antonino ha detto...

Non posso che dar ragione ai due separatisti liguri...é una bella terra per pedalare,amo da anni l'entroterra , spettacolare in molte zone.
La cucina é ottima. Mi ricorda spesso la mia Sicilia senza dover fare un culo di km. Il massimo? La liguria abitata , anzi invasa dai siciliani.

Carletto ha detto...

Sono disperato nel leggere alcuni numeri, un uomo finito, perduto e mai sudato.
34?!?!?! dico ma si può mettere il 34? e poi il ben che meno virile 50?
Gli uomini veri di una volta avevano il 44 nella corona più piccola, poi gli uomini veri hanno smesso di esistere e hanno messo il 39, sotto al 39 non si possono considerare esseri viventi.

ema ha detto...

Alla fine degli anni settanta, quando ero posseduto da una sessualità virile, ardimentosa ed incontenibile sfoggiavo una decorosa Campagnolo 41x52 o qualche cosa del genere. Ricordo pure che una volta sudai copiosamente...mi pare fosse fine luglio, soffiava aria calda dall'Africa...mi pare, ma non ricordo bene, con il tempo certe inezie si scordano.

ema