21 maggio 2013

LENTAMENTE

Ore otto centro di Cremona: il quartetto è pronto per la seconda tappa di avvicinamento alla 24h di Finale Ligure. Ieri erano tre, partirono da Verona e arrivarono a Cremona con tappa al Santuario Ciclistico di Isola Dovarese: i tre scoprirono che da ore stavano pedalando, senza saperlo, Alpen Cross Bike. Ne sono rimasti turbati, ma anche profondamente inorgogliti.

Notte di riposo e poi il terzetto diventa un quartetto, finalmente si ricongiungono al loro Dartagnan: il quartetto è una formazione perfetta. Loro lo sono, l’umile cronista li accompagnerà per qualche ora fino alle pendici degli appennini, poi all’ombra della lupa piacentina li saluterà, con tristezza.
Poche ora ma di grandissima qualità.

Loro sono il Perse, uomo dalla portentosa forza, l’Avvocato, musico dell’anima, imprigionato in un corpo da leguleio, il Baffo, il più pazzo dei quattro, pericolosissimo in discesa, temerario in salita, e poi PonyMoab, l’uomo multitools, posside un materassino specifico per la seduta comoda in ogni luogo. Del cronico cronista non si può dire nulla: pedala una bici francese.

Attraversano il ponte sul fiume Po, in piena, impetuoso, lui che per lunghi mesi, scorre lento, quasi immobile d’estate, ora si mostra color caffelatte, denso di schiume biancastre, velocissimo e ormai dilagante in ogni luogo.
Appena approdati alla riva emiliana, il Perse propone un off-road estremo: giù dall’argine maestro e via per i campi, la traccia è quella non si discute, e nessuno discute.

Qualche km e il quartetto è immerso in una rigogliosissima campagna, a destra il grande fiume eridano scorre veloce, a qualcuno viene da dire che sembra di stare nel Wyoming. L’Avv, allora tira fuori l’armonica a bocca e dipinge di suoni la terra sospesa fra cielo e acqua.

Procedono in silenzio, ascoltano le note struggenti dell’armonica e rallentano il ritmo della pedalata. Ci si avvicina all’infinito. Per un attimo poi tutto torna come prima, o quasi.

L’argine maestro scorre sinuoso, orma segreti sentieri, i quattro costeggiano la piscina di Monticelli d’Ongina, vuota d’acqua; in lontananza la sagoma bianco-tuttira della centrale nucleare di Caorso.
Non se ne curano troppo e procedono.

La lentezza della pedalata sembra aprire la mente, favorire la parola. Conversano i quattro a volte anche con il cronico che si sente immerso in un viaggio che non è il suo, per questa volta, non può che osservare, ascoltare e ringraziare silenziosamente per il magnifico regalo.

Quattro o cinque km prima di Caorso, il quartetto viene superato da un’allegra brigata di pensionati che si stanno facendo la loro quotidiana sgambata.
Si affiancano salutano cordialmente si interessano ai quattro strani pedalatori: bici cariche, gomme oversize tenute policrome ed eleganti.
Il discorso a quattro si allarga, si creano delle nuove coppie, uno dei “vecchietti”, in particolare, si mostra molto curioso.

Il cronista nota una strana appendice telescopica fuoriuscire da uno scatolino nero posizionato sul mozzo posteriore della bicicletta da corsa.
Ad alta voce, come un pensiero dal sen fuggito lo fa notare al gruppo. La curiosità aumenta.
Il più ardimentoso e abituato alle domande chiede: “ma ci ascolta la radio con quell’antenna?”.

Mai domanda fu più ingenua.

No, dirà il pedalatore anziano, “si tratta di un’antenna satellitare, sono collegato via satellite ad un computer che si trova a Maranello. Io sono un ingegnere della Ferrari”.
Da questo momento e per circa mezz’ora si entra in un’altra dimensione.

Il cronista fatica a star dietro al racconto e quindi, paziente lettore, perdonatelo se non riuscirà a riportare fedelmente quanto sentito. L’argine è stretto e le notizie raccontate piuttosto sconvolgenti.
I quattro arrivano a Caorso e vengono invitati a bere un caffè: invito prontamente accolto.
Si scopre così che la banda dei pedalatori cremonesi è composta da quattro persone. Il più giovane, quello con l’antenna satellitare, ha una sessantina d’anni, il più anziano ne ha 86.

Parlano di giri in bicicletta, e si scopre che uno di loro ha fatto il Gavia 39 volte. Il cronista prende appunti, non è particolarmente dedito al gioco d’azzardo, però 86, 39 e 306, poi capirai incredulo lettore, vanno giocati.
Il quartetto dei giovani è stupefatto.

L’ingegnere della Ferrari è a suo agio, parla tranquillamente, riceve una telefonata, inizia a scarabocchiare uno schema di macchina e mentre parla prende a dare “ordini” ad un suo ingegnere in quel di Maranello. Si tratta di sistemare qualche cosa ma il cronista non capisce bene cosa, parla di spessori da aggiungere, di musetto, di livelli…
Il clima si fa fantascientifico. Scoprono che l’ingegnere capo che hanno difronte ha messo in rete una serie di biciclette e “controlla” che i suoi meccanici facciano un tot di km per contrastare incipienti pinguedini. Lui quando rientra, può visualizzare se hanno fatto il giusto moto, e volendo lo può fare anche in tempo reale. Il cronista rimane perplesso e vorrebbe fare qualche accenno allo statuto dei lavoratori, all’articolo 18, parlare di Landini. Ma tace, non è il momento di fare polemica.

Bevuto il caffè gli otto uomini si salutano, ma… ma, si attardano per qualche minuto intorno alla bicicletta dell’ingegnere.

Si scopriranno alcune cosette che prostrano gli astanti.

“Vedete, questi che vi sembrano dei mozzi, normali mozzi Shimano, sono mozzi senza cuscinetti! Sì, stiamo studiando insieme a Shimano dei mozzi magnetici. Ho fatto delle prove in una camera sotto vuoto con altre ruote, su rulli che girano ad altissima velocità e abbiamo visto che questa ruota si ferma un’ora dopo le altre a parità di velocità iniziale”.
A suo dire il materiale in questione è in avanzata fase di produzione: sono in attesa dell’ok dei sistemi di sicurezza internazionali per l’omologazione.

E’ un duro colpo per i giovani pedalatori.

“E poi vedete il movimento centrale: senza cuscinetti pure lui, stesso sistema del mozzo e in più ha una dinamo che coopera con il pannello fotovoltaico integrato, che mostra, accarezzando il tubo orizzontale della bici, permette di alimentare questo apparecchio….”.
Il cronista aveva notato il tubo centrale, una strana tramatura, forse carbonio aereonautico, aveva pensato silenziosamente. No, “semplice” pannello fotovoltaico integrato. Il cronista vede il Perse accigliato con gli occhi gonfi di lacrime.

“La corrente, prosegue, generata dalla dinamo nel movimento centrale serve per alimentare questo, e lo indica, TomTom, ma noi lo abbiamo svuotato, cannibalizzato (il cronista ha un moto di ritrazione testicolare alla parola cannibalizzato) e ci abbiamo messo le nostre cose, ci serviva solo per l’involucro…”.

La Botta Finale. Arriva quando inizia, sempre l’ingegnere capo, a parlare di un cambio in fase di studio: si tratta di un meccanismo composto da due ingranaggi che si dilatano: denti dai 9 ai 41, senza soluzione di continuità. Carro posteriore più stretto, meno peso, archetto più piccolo e, aggiunge l’ingegnere capo: “…e in galleria del vento si ha una riduzione del 4% della resistenza all’avanzamento, che per noi non vuol dire nulla, ma per chi fa le crono….”. Tutti annuiscono.

Schiantati. Il Baffo sembra un tarantolato, Perse piange, PonyMoab ha già prelazionato tutto il prelazionabile, pagamento anticipato senza ricevuta: solo contanti. L’Avv, scopre che ha una ruota a terra e un po’ si abbatte, ma con calma, manca un’ultima storiella dell’ingegnere capo.

Racconta della fatica di far stare motori di formula uno dentro Ferrari normali, per poi provarli in strada: sembra che sia vietato farlo nel circuito e poi una chiusa di puro orgoglio italico.

Qualche tempo fa si trovava in autostrada fermo ad un autogrill a far benzina. Arriva un’Audi, da cui scendono due persone. Lui fa benzina, lei si avvicina alla Ferrari e inizia a guardarla con interesse e voluttà. Si avvicina all’ingegnere capo e gli confida che non è mai salita su una macchina simile. Lui galante le chiede dove è diretta: Venezia risponde la donna.

"Se vuole ce la posso portare". Detto fatto lei sale sulla Ferrari lui li segue a ruota o quasi.
“Non sono uscito dall’autogrill che ero già in sesta…”. I quattro tutti insieme contemporaneamente hanno la più granitica delle erezioni: torrenti di sangue allagano spugnosi tessuti.

L’ingegnere capo è stato giovane e la sa lunga.

“Ad un certo punto nota che la signora guarda con apprensione il conta km…ma stiamo a trecento all’ora?...si per la precisione 306!, ma lui ci verrà dietro dice ansiosa? sì penso di sì dovrebbe arrivare fra una ventina di minuti”.

L’erezione di massa diventa vibrante: Italia batte Germania per due a zero senza i supplementari.
Saluti affettuosi; l’ingegnere capo deve rientrare a Cremona, nel primo pomeriggio è atteso a Maranello.
I quattro giovani sono devastati, totalmente sedotti, orgogliosi, turbati.

Non passa un minuto che dovranno fare fronte al disastro dell’Avv, gomma a terra, nastro tubeless esausto.

Basta girare l’angolo e cambia tutto: c’è un ciclista, Gitan Cicli, pronto e gentilissimo offre la sua officina. Nastratura nuova di pacca e il D'Artagnan del gruppo si incarica di pulire il copertone dell’Avv. Non ti posso narrare, oh sensibile lettore, lo schifo liquamoso contenuto nella povera gomma: l’ultima pulizia degna di tale nome risale al cenozoio inferiore. Odore nauseabondo. Grumi placentari ovunque. L’orrore estetico assoluto.

Optano, dopo breve conciliabolo e provvidenziale asportazione di fetida spina, per una messa in sicurezza della ruota: come per magia esce da una sacca alaskana una bella camera d’aria che prontamente riporterà il sorriso sul volto dell'Avv.

Ormai è tempo di saluti, il quartetto arriva a Piacenza attraverso un giro tortuoso che solo D'Artagnan conosce, come per magia sbucano all’inizio della Via Emilia.
E tempo di saluti, il cronista torna mestamente verso la pianura cremonese, i quattro invece sono attesi dalle prime salite appenniniche. In linea d’aria la pianura non è poi troppo lontana, in linea d’aria. Ma per loro la linea più breve che collega due punti, non è rettilinea. L’Alta Via dei Monti Liguri sarà il loro calvario e la loro estasi: faranno tutta la fatica che si meritano!
Resta nella mente del cronista la visione oscena e totemica di un uomo che cannibalizza un TomTom! Oltre Cuore di Tenebra. Oltre il Generale Kurtz. La cannibalizzazione del TomTom...

8 commenti:

spiedo ha detto...

AMAZING!

France ha detto...

queste cose succedono solo quando c'è Ema, fortunati!

BOB ha detto...

Grazie Ema!
Come esser li con loro

cochese ha detto...

che viaggio!!!

Franz ha detto...

Non vi conosco personamente...vi seguo da tempo....amico .
- collega dell'Avv. da circa dieci anni....che dire....sembra di essere lì....invidaia allo stato puro....

paulo ha detto...

grazie ema

Claudio Persegani ha detto...

Ema, spettacolo puro! Grazie!

ponymoab ha detto...

... leggere i racconti di Ema e come vedere un film in 3D dei miei ricordi!