22 aprile 2008

VENTIQUATTRO ORE

Il resoconto della 6 ore sarà lungo e quindi ho pensato di suddividerlo in agili capitoletti, per ora ne ho pensati alcuni:
1) PRE-GARA
2) IL PACCO GARA
3) THE RACE
4) BODY AND MIND


IL PRE-GARA

Sveglia all’alba e meticolosa preparazione: pulizie di casa ovviamente è sabato e certe routine non vanno abbandonate. Verso le 10,30 mando un sms a Spiedo: “quando ci si vede al Po? Io ho appena finito le pulizie e sono in leggero affanno!” Pochi attimi e capisco che sono in ritardo.
Mi preparo una pastasciutta sotto l’occhio perplesso di mia figlia che mi ripete più volte che la pasta non si mangia al mattino, ma visto che proseguo nell’operazione si unisce festosa all’evento e pure lei si mangia le sue conchiglie olio e parmigiano.
La vestizione è il momento topico della giornata, indossare la maglia dei Los Lobos, la mia prima maglia da ATLETA UCI, altera in modo irreversibile il mio metabolismo basale.
Arrivo al campo di gara e mi rendo conto che c’è gente che si è già fatta decine di giri del percorso, il testosterone impregna l’aria più dei miasmi fetidi della vicina raffineria.
Mi sento estraneo a cotanta fatica, poi raggiungo il Lobos Village e mi rendo conto che lì si sta vivendo un’altra dimensione.
Appena entro vedo capisco che i Lobos approcciano la competizione su di un altro terreno.
In una sacca blu giace una bicicletta che verrà montata in ogni sua parte pochi minuti prima della partenza il suo legittimo proprietario sta comodamente seduto in attesa del momento: lo stile è quello del surfista che aspetta l’onda vagamente infastidito da tutto il clamore inutile e rutilante che lo attornia.
Scambio qualche parola con Ghido che ribadisce il suo approccio, motard, alla 6 ore: giro di lancio, giro a manetta e poi riposo; da come ammicca pronunciando la parola riposo capisco che l’approccio non è testosteronico. Il modello in questo caso è Valentino Rossi. Ascolto perplesso e distante; il mio approccio è quello ebraico sacrificale: si deve attraversare il deserto, durerà sei ore BISOGNA arrivare dall’altra parte: non si discute.
Anni di scuole cattoliche votate al sacrificio e alla cultura della sofferenza hanno devastato irrimediabilmente il mio fragile equilibrio.
Penserò molto ai due modelli nel corso della gara non trovando la terza via, o meglio trovandola ma riconoscendo che per me non è praticabile: partire a manetta, girare per sei ore a manetta e poi fermarsi stanco e soddisfatto.
Vedo Bob che, con grande generosità, da una mano a sistemare le ultime regolazioni alle biciclette.
Marcello prima di vederlo lo sento: non capisco le parole ma so che sta “smadonnando all’indirizzo di qualcuno” poi lo vedo sparire nella tenda e ricomparire con la sua mise preferita: maglia dei Lobos, obbligatoria, e bermudoni molto nord americani scuri: lui è ciclobiker da terreni impervi, e nella bassa padana non trova pane per i suoi denti, almeno nel vestito rivendica la differenza.
Spiedo è un esempio fulgido del multitasking: con una mano regge una bici con l’altra armeggia al cellulare, un orecchio ascolta Federico con l’altro registra una richiesta di preventivo faraonico per 170 vasche idromassaggio di ultima generazione da consegnare alle 18 del giorno stesso (e che garantisce sono già in partenza) e intanto distribuisce magliette, tessere UCI…
E poi ci sono le Galline in Fuga. Dopo un’accuratissima preprazione sul campo non hanno ancora deciso quale sarà la strategia di gara: due giri a testa e poi cambio, un’ora a testa e poi cambio, un giro e cambio, notte si notte no, il caos regna sovrano, mente JD Fuentes, continua a sedere imperterrito sulla sua sedia.
Il più organizzato pare Ed. Scarica le sue bici, tre per l’occasione le prepara, poi si appronta le borracce, le barrette enegetiche e i sali. Lo vedo tranquillo, sa quello che fa, si muove in modo meticoloso, per lui la gara terminerà il giorno dopo alle 14, dopo 24 ore!
Ed Ema(tocrito) che fa? Non molto, la bici è a posto, leggera stretta al chiusino della sella (che comunque si muoverà nel corso della gara) si ingolla una barretta e si prepara mentalmente. Pur se non c’è nulla in palio la tensione si sente eccome.
Cosa manca: la registrazione formale, il chip e il Pacco Gara.

2) PACCO GARA

Leggendo le varie offerte pubblicitarie noto che ogni comitato organizzativo di gare di mtb dopo la presentazione della location e del percorso punta molto sulla munificità del pacco gara come incentivo all’iscrizione.
Ben strano mi dico, è l’ultima cosa a cui avrei dato valore e mi dovrò ricredere. Ma questo ve lo racconterò nel capitoletto relativo alla gara.
Bene cosa contiene il pacco gara: dal contenuto si può arguire l’idea che gli organizzatori hanno della loro gara; si può inferire dal pacco l’identità del ciclobiker, come alcuni ricercatori americani hanno provato a fare ravanando nella spazzatura dell’americano medio?
Proviamoci.
Prima ravanata: materiale pubblicitario vario dall’agriturismo di zona al calendario della gare di mtb più imminenti. Mi pare quasi ovvio il senso. Oltre alla passione il sistema muove pure denari. E va bene.Seconda ravanata: busta di integratori salini e buoni pasto e vabbè si pedala e si suda come suini è meglio non farsi trovare impreparati e poi i ciclopedalatori mangiano pure e non poco.
Terza ravanata: pesco un oggetto di plastica, si tratta di un parafango. Ecco qua mi sono posto la domanda: che faccio ce lo metto sulla Singular?
Mi sono dato tre risposte. Sul percorso non c’è fango quindi il parafango non serve, pesa e fa da ala rendendo più faticoso l’avanzamento! Ma questa risposta da sola non bastava: ho pensato ma come potrebbe guardarmi Spiedo se vedesse la Singular con una simile appendice? Questo mi ha dissuaso quasi completamente. Ma la domanda interiore che mi ha definitivamente spinto a non montarlo è stata: ma cosa potrebbe dirmi Marcello? L’abbozzo di risposta a quest’ultima question ha definitivamente risolto il dubbio.
Quarta ravanata: caramelle, e profilattici. Qua si fa più fatica a capire quale sia l’idea di ciclopedalatore che sta nella testa dell’Organizzazione.
Quello che si potrebbe ipotizzare è che alle gare di endurance si ciula, si ci si accoppia e quindi un organizzatore responsabile deve proporre uno stile di vita improntato alla sicurezza. Copulate ma in sicurezza. Da questo si può arguire che l’Organizzazione è laica, libertaria e non sessista con una forte e spiccata sensibilità per le azioni di riduzione del danno.
Le mentine AIRAction dovrebbero attenuare la fetida fiatela del ciclobiker spolmonato.
Rimane comunque aperta una domanda: ma per quale motivo nessun Lobos mi ha avvertito di questo: alle gare endurance si tromba! Avrei impostato la preparazione in altro modo. Invece di lunghe e solitarie sessioni di allenamento pure sotto l’acqua mi sarei concentrato anche su altro…di questo qualche d’uno dovrà assumersi le sue responsabilità. Mentre io stavo fuori a spaccarmi il c…voi tutti a casa a copulare allegramente. Non va bene, non va punto bene!!!
Quinta ravanata: la più bella. L’unica cosa utile (ma mi dovrò ricredere), il numero di gara 093. Bello poterlo esporre sulla bici.
Sesta ravanata: sacco nero per ciclo biker con problemi di coppia. Vai alla gara pedali per qualche ora ti stanchi torni alla tenda, la mogliettina non ti accoglie con il dovuto affetto, la smembri la metti nel sacco e la getti nel Po e torni a pedalare con rinnovato vigore. In alternativa il sacco potrebbe essere utilizzato, dal ciclobiker birbantello, per giocare a gavettoni. Individui la squadra più quotata, il sacco lo riempi di acido cloridrico e lo lanci goliardicamente in mezzo al gruppo da te inviso aspetti qualche minuto, poi dai l’allarme. ovviamente torini a pedalare con rinnovato vigore.
Settima ravanata: rotolo di carta igienica (che morbidezza). Appena l’ho visto ho pensato ma che cagata di dono. Mai pensiero fu più inconsulto. Domenica mattina dopo la gara mi sono recato in Cattedrale ed ho acceso vari ceri in onore della previdente Organizzazione.
Ottava ravanata: la maglia celebrativa della 24h di Cremona: anno domini 2008.
A questo punto siamo pronti per partire…(alla prossima puntata)

7 commenti:

spiedo ha detto...

Grande EMA! Sono qui che rido come uno scemo davanti al PC in ufficio...

Anonimo ha detto...

UN MITO! COME SPIEDO HO LE LACRIME AGLI OCCHI....
VORREI ESSERE MATTO DA LEGARE PER AVERE EMA COME DOTTORE....MA ...FORSE...DITE CHE GIA' QUALCHE SINTOMO!????

NON VEDO L'ORA DI ESSERE A FINALE!!!...CON ED ED EMA IN SQUADRA!!!!....EMA DEVI ORGANIZZARE DELLE SEDUTE TERAPEUTICHE LUNGO IL PERCORSO!

MUD

ZIO PIPPO ha detto...

Ema riesci sempre a stupirmi, attenzione ci sono persone che hanno fatto ottime tirature con questo approccio.
PS: il sacco nero in una gara di endurance è "FONDAMENTALE", magari quest'anno non lo è stato, ma gli anni precedenti con pioggia e fango senza i sacchi neri (plurale) non avrei potuto portare a casa i cambi vestiario utilizzati durante le 24 ore

Anonimo ha detto...

per Spiedo:
spiedo....allarme rosso!!!ema è stato troppo esplicito!

per Ema: complimenti!!!!!sei un grande!

ae

BOB ha detto...

quanto esce il secondo capitolo??

Anonimo ha detto...

ema sei uno spasso !! aspetto con ansia gli altri capitoli

lukegps

ema ha detto...

@ spiedo: sarebbe parecchio preoccupante se ridessi dietro il computer Ahahahahahahhhhhhhhhhh
@ mud: diciamo che la linea terapeutica di Finale dovrebbe essere quella di convincere Ed che anche se ci vede sempre ubiachi e stesi per terra noi in realtà gli si è dato il cambio più volte. Non sarà facile ma comunque devo provarci. Se nonriuscisse ho un piano b ma lo lascio per ora silente
@ immaginavo che il sacco nero potesse servire a quello, ma altri usi non sono vietati!
@lukegps: per te ho in serbo un cammeo nel capitletto the race