24 novembre 2010

FALSO MOVIMENTO 2.0

La mia proto riflessione intorno alla pratica sociale dello spinning ha stimolato un commento che mi spinge ad approfondire seguendo gli stimoli del generoso internauta.
Ho volutamente lasciato in ombra luogo e nome dell’istruttore, per non urtare la sensibilità di professionisti che dedicano molto tempo a tale pratica e che potrebbero sentirsi vilipesi dalle mie parole. Posso solo dire che nell’ambiente cremonese è considerato un professionista molto preparato, appassionato e molto formato. Qualità che, in un’unica lezione, ho solo intravisto. E poi, mi pare un ragazzo “naturalmente” simpatico, qualità caratteriale preziosa e non scontata.

Riporto il commento al mio post per comodità di lettura.
Il tuo articolo è interessante ma è basato su un tuo preconcetto sbagliato: il falso movimento è falso solamente se non ti conduce ad una tecnica difficile e complicata da imparare che è quella della pedalata. Per ottenere un movimento fluido rotondo potente che disperda il minimo di energia dal corpo ma applichi la maggior potenza sui pedali ci vogliono anni sui pedali, ed il miglior modo per impararlo è proprio su di una bici a scatto fisso, come ad esempio una bici da indoor cycling di ultima generazione. Non so dove tu abbia pedalato in sala e non conosco l'istruttore, non l'hai menzionato, ma ti posso assicurare che se cerchi un'istruttore che pratichi ciclismo cambierai sicuramente idea.
Buon tutto.

Il titolo del post l'ho rubato a Wim Wenders, che nel lontano 1974 girò il film “Falso movimento” ispirato ad un racconto di Peter Handke che del film fu anche sceneggiatore. Vado con una citazione del regista: "Tutto il film si basa sul sottile discrimine che passa tra giusto e falso. Abbiamo cercato in ogni modo di evitare che Wilhelm e in generale gli altri personaggi non agissero mai in modo del tutto giusto. Anche i rapporti tra i personaggi non sono né giusti né falsi, ma sempre in bilico tra giusto e falso. Una volta sembra che Wilhelm abbia agito in modo retto, il momento dopo si vede che non se n'è accorto e distrugge di nuovo tutto. Perciò il film s'intitola 'Falso movimento".
Giustamente la controreplica si focalizza su di un aspetto molto specifico della pratica dell’indoor cycling: la pedalata.
Si tratta di un’idea sofisticata, che presuppone un praticante molto esperto ed esigente, quale io non sono, che va alla ricerca di un allenamento specifico di un movimento semplice, in quanto meccanicamente guidato, ma non facile da eseguire.
Wenders accosta falso e giusto, in genere le coppie antitetiche sono vero-falso, giusto-sbagliato.
L’indoor-cycling mi pare a mio modo di vedere, o per dirlo meglio, a mio modo di esperire, una pratica che si muove fra il giusto e il falso.
Molti ciclisti, e mi pare che, tale pratica, appartenga anche al mondo dei pro, usano lo scatto fisso per affinare la pedalata cercando di renderla massimamente rotonda, penso per aumentare al massimo l’efficienza e l’efficacia del movimento.
Non mi addentro in questioni bio-meccaniche di una certa rilevanza, preferisco dire qualche cosa sul falso movimento.
Falso pur se giusto: l’uso dello scatto fisso dell’indoor cycling permette lo sviluppo di alcune qualità, bene.
Giusto, probabilmente dal punto di vista meccanico, ma allargando la visuale, risalendo la caviglia, il polpaccio, il possente quadricipite per arrivare a cogliere tutto l’insieme del corpo in movimento il senso di straniamento inizia a farsi sentire. Siamo ancora nel giusto, ma già si manifesta qualche segnale dissonante.
Se poi si allarga ancora la visuale, l’azione dei corpi intenti ad eseguire lo stesso gesto, in modo più meno consapevole, mi spinge, questa nuovo punto di vista a perdere di vista il microcosmo pedale-metatarso-caviglia; vengo assorbito in un gioco più ampio che definisce nuovi significati.
Come tutte le pratiche, dall’indoor cycling allo yoga passando per il kyudo o l’ikebana, l’esperienza della pratica acquisisce significato in relazione alle aspettative (ma non solo ovviamente) del praticante.
La mia esperienza, sostenuta scopro ora da un pre-concetto, mi porta a praticare l’indoor cycling come se partecipassi ad una cerimonia laica che in certi frangenti sembra sfumare in un sabba contenuto.
Un esercizio di affinamento di un gesto si inscrive allora in una pratica sociale di una qualche rilevanza.
Ci si chiude in una stanza, si crea uno spazio separato.
L’istruttore ministro-del-culto ascende, nel mio caso, sale in cattedra (dal greco kata, sopra, édrà, sedia), ascende ad un livello superiore, marcato anche dalla posizione, si dota di microfono ed inizia a parlare, racconta, introduce le coordinate di una storia. Stiamo entrando in un altro mondo.
Continuerà a parlare per tutta la lezione, intervallando parole a pause, con molte reiterazioni. Addirittura utilizzerà dei semplici cambiamenti di setting, attraverso la variazione delle luci: colore freddo su tonalità bluastre per le fasi di pianura e di riscaldamento, colore rosso per le fasi di lavoro più intenso associato alla collina o alla montagna.
Siamo ormai dentro una narrazione artificiale, come lo può essere un qualsiasi racconto, tutti partecipano alla cerimonia.
Ognuno con le proprie aspettative e i propri obiettivi.
Certamente, come Daniele mi invita a riflettere, se il ministro-del-culto è anche un ciclista le narrazioni possono acquisire nuove sfumature nel mio caso mi par di capire che si tratterebbe di concentrare l’attenzione su alcuni particolari che il neofita, quale io sono, tende a perdere.
Devo forse iniziare a guardare la pratica dell’indoor cycling con mente più analitica, cercando di sfuggire alle malìe societarie e sperare che il mio esausto miocardio resista alle violente sollecitazioni? E’ giunta l’ora di acquistare un cardiofrequenzimetro? Una pedivella ergometrica? Un manuale di bio-meccanica? Una buona traduzione delle Upanisad?
Sono tante le domande, e già immagino quali potrebbero essere le risposte che mi cadranno addosso come sassi, dai miei amati compagni di pedalate.
A risentirci…devo riguardare Wenders, forse…



All'inizio faceva solo Spining poi è diventato un maniaco sessuale (ndSpiedo)


14 commenti:

mr. friess ha detto...

beh lo spinnig a scopo di ricerca, forse, potrebbe avere un senso..
quasi come la bici fissa.

Anonimo ha detto...

...pensa a certe pratiche giapponesi: la composizione dei fiori, la cerimonia del te, le arti marziali, il tiro con l'arco, la calligrafia, la forgia delle katane, perchè no lo spinning!
Purtroppo o per fortuna non sono nipponico :-)
ema

Anonimo ha detto...

lo spinning non lo considero assolutamente un movimento. E' solo uno strumento per affinare il gesto atletico della pedalata.

lukegps

cochese ha detto...

prova con lo spinging allora....

ghido ha detto...

spinning : pedalare = seghe : scopare

Anonimo ha detto...

povero ema ti calerà anche la vista.

lukegps

P. Tiger ha detto...

Faccio un commento che non c'entra niente: nei commenti ai post di quest'ultimo periodo Luke mi fa un sacco ridere.
Io non riesco a separare la pedalata dal contesto in cui la pratico. Insomma, non pedalo esclusivamente perché il gesto atletico mi piace, ma anche perché il pedalare mi porta in luoghi particolari e mi fa provare delle sensazioni legate a quei luoghi, alle condizioni atmosferiche, alle persone che mi accompagnano. Pedalo la mia bicicletta in città perché questo mi fa sentire libera e pulita, sopra la massa di automobili. Potrei concepire lo spinning solo come finalizzato a diminuire la fatica quando, veramente, vado a pedalare.

P. Tiger ha detto...

Dimenticavo: una pratica di ricerca, quasi meditativa, per me implica necessariamente la solitudine. Più che estraniamento dalla realtà e affondamento in se stessi una lezione di spinning mi da la sensazione di un'ubriacatura di parole, suoni, stimoli che però non sono io a scegliere e non vengono assolutamente da me. Ho fatto spinning per un mese un po' di anni fa e non credo che ripeterò l'esperienza.

Anonimo ha detto...

grazie p. tiger.
hai perfettamente ragione. lo spinning deve essere considerato solo come uno strumento complementare all'utilizzo della bici e solo per chi vuole migliorare il proprio rendimento nelle uscite con la biga.


lukegps

spiedo ha detto...

Ergo il regolare autoerotismo è necessario per migliorare le proprie performance amatorie?

Luke dall'Oculista subito!

gallinarandagia ha detto...

pratico spinning da anni (e da quasi subito ho iniziato a portare gli occhiali..) lo faccio in inverno quando fuori piove o la sera dopo il lavoro per non guardare annoiato i muri di qualche sperduto hotel. ovvio se appena posso scelgo l'uscita in bike. pero' trovo che mi rilassa xchè adoro la bella musica.. quando la trovo.. e quando trovo istruttori che parlano poco.. e son rari..
W lo spinning

Anonimo ha detto...

hai detto bene spiedo. un famoso attore porno diceva che per allenarsi si faceva un sacco di pugnette.

W lo spinning

lukegps

Anonimo ha detto...

a spinning mettono della bella musica?!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

lo spinnig è asociale e puzza di sudore altrui. puah.

Non me ne voglia lo spinner.

Lapo