25 agosto 2011

SENILI DEMENZE

Mercoledì 17 agosto. Ore dieci del mattino, un mattino caldo ed umido di fine estate.
Alta Valle Argentina, un budello ancora largo che da lì a poco troverà la sua morte: l’orrido di Loreto. Da lì in poi la natura segnala al viaggiatore che la Liguria è una terra aspra e montagnosa. Il mare è solo un confuso ricordo.
Pochi metri prima di entrare nell’abitato di Molini di Triora, sulla sinistra, per chi giunge da Badalucco o se vi par più glamour, dal mare di Arma di Taggia, si trova una fontanella, meta abituale dei ciclisti di zona.
La fontanella presidia un incrocio magico. A chi arriva accaldato e intriso di salsedine, l’incrocio promette divagazioni montane di grande valore.
Basta procedere dritti e spediti, all’incrocio, senza farsi distrarre da difficili scelte e dopo una breve ascesa ci si trova a Triora, 700 m s.l.m. Di più non dico, ma da Triora ci su può inoltrare nei territori brigaschi e addirittura espatriare attraverso il severo valico di Sanson ad oltre 1700m sempre sul livello del mare.
Ma a volte la velocità non permette di capire cosa si sta lasciando.
La fontana allora diventa un luogo da sogno. Mentre rabbocchi le borracce, hai modo di guardarti intorno ed iniziare a sognare. Alla sinistra, per chi giunge dal mare si diparte una stradetta secondaria, in leggera discesa, condizione che dura pochi metri, che ti porta al Passo Langan sopra quota millle e da lì al Colle della Melosa montagna vera, il mare ormai un ricordo vaghissimo i metri più di millecinquecento non lasciano spazio a iodiche divagazioni. Sedici km di salita.
Alla destra invece la strada sale subito abbastanza decisa, prima stazione del dolore: Andagna, poi più oltre il nulla fino al Passo Teglia. I km in questo caso sono una quindicina o poco meno. Ma son quisquilie da annuari statistico.
Mi fermo e penso, anche se un’idea già ce l’ho, vengo distratto dalle voci di due ciclisti. Mi accosto attratto dalla parola infarto.
Uomini fra i sessanta e i sessantacinque anni: sovrappeso, uno in modo più marcato, l’altro sulla giusta strada. Dopo una certa età i maschi occidentali mostrano la tendenza ad accumulare materia sulla zona ventrale del corpo: si preparano all’ultima dipartita, viviamo in una società feroce ed individualista; dall’altra parte tocca andarci belli carichi.
Ascolto i loro discorsi: uno quello più “longilineo” parla, l’altro ascolta e poi ripete come un mantra: “ma quanti battiti?”.
“Nel 2007 ho fatto un infarto…poi un paio di anni fa mi è uscito un problema all’anca…”.
L’altro ascolta e beve, penso acqua, ma non mi stupirei se fosse vino bianco frizzante tenuto in fresco per l’occasione. Da come l’uno interagisce con l’altro intuisco che non sono amici o compagni di pedalate. Si sono incontrati poco prima sulla strada e si stanno salutando, di lì a poco ognuno andrà per la sua via.
L’infartuato cerca di elencare tutte le magagne che la vita avversa gli ha scaricato addosso.
Non son poche; all’appello manca il famigerato cancher per completare l’elenco dei modi che abbiamo, noi maschi ricchi e satolli, per arrivare dritti dritti al cimitero anzitempo sulla media nazionale.
L’altro giovinotto ascolta e ad ogni malattia, blatera fastidiosamente la sua domanda interessata: “..si ma quanti battiti!”.
L’infartuato nicchia, sembra quasi non voler dire, si nasconde, prova ad aprire altri fronti patologici. Ma il suo interlocutore è un bulldog non molla.
Prova la botta finale per far capitolare l’evasivo interlocutore: “si ma il dottore a quanti battiti ti ha detto di andare, si sai il cuore quanti battiti puoi fare?”.
Alla fine cede, alla richiesta esplicita e diretta non può più sottrarsi: “eh…ma… diciamo sui centosessanta…”.
Mi vien da sorridere, la curiosità di sentire la risposta del panciuto pedalatore over sessanta mi fa dimenticare la buona educazione e scoppio in un’allegra risata demente. Non riesco più a fermarmi, getto la testa sotto la fontanella e mi faccio un auto waterboarding speranzoso.
Mi riprendo e tendo l’orecchio.
“Il mio medico, invece mi ha detto che non devo superare i centoquaranta battiti, ma io ho tarato il cardio a 150!!! Anche se ci sono dei miei amici che mi dicono che anche sa vado a 180 non succede nulla!”. Mi riscappa la risata demente, ora oltre alla testa ho messo pure i piedi nella fontana, ci entro tutto dentro mi sembra di essere Anita Ekbert ne “La Dolce Vita”.
Canto a squarcia gola canzoni del Quartetto Cetra. Sono felice.
Ho quaranta cinque anni, sono tendenzialmente bradicardico, pressione massima raramente sopra i cento, minima sessanta…non bevo alcoolici, maggio poca carne, sono endemicamente sotto peso ma ho speranza.
Esco dalla fontana, come la mitica Wanda scendeva dalla scala, urlando festoso e sguaiato frasi senza senso, abbraccio gli increduli ciclopedalatori e tonico come una tinca mi arrampico sulle rampe ascetiche del Passo Teglia. Mando baci con la mano, rido, urlo frasi senza senso. Faccio gesti osceni…

Mentre pedalo assorto nel panorama sempre più lunare, sento che la Wanda mi ha abbandonato; definitivamente! Non ho più molta voglia di cantare. I due vecchi mi tornano in mente.
Il loro parlare mi sembra ora feroce e violento. Ferocia autocannibalica. Con un piede nella fossa ancora cerchi di gabbare la Comare Secca, tarando il cardio 10 tacche meno, e ti senti furbo, penso ansimando. Anzi la furbizia risplende a confronto del discorso palesemente evitante del tuo interlocutore che millanta frequenze esoteriche. Tu no, mi dico, prima il tuo interlocutore lo stani con una domanda secca e ineludibile e poi lo irridi dicendogli che tu la morte la fotti, basta programmare dieci tacche in più sul tuo cardio. Gli mostri che sei uomo di coraggio estremo. L’altro non può che balbettare qualche suono disarticolato e vago. E’ stato battuto. Cosa l’altro abbia vinto non è dato saperlo.

Sono pensieri fugaci, la quota si eleva lentamente, l’ossigeno dimiuisce, fatico a seguire i pensieri, poco prima del Passo Teglia, ultimo tornante, all’orizzonte si intravede il mare le case di Arma di Taggia, lo sguardo cede alla visione, si sposta verso ovest in lontananza, ma sembra quasi di poterlo toccare, si vede il Toraggio, severissima montana, i Balconi di Marta, le fortificazioni del Grai…mi faccio assorbire dal paesaggio, faccio l’ultimo tornante e sono quasi in cima al passo.
Mi prende un senso di scoramento: ma quante pulsazioni? Quanteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee……………………

6 commenti:

Claudio Persegani ha detto...

Bellissimo! Bravo Ema! Sempre un gran piacere leggerti...

gallinarandagia ha detto...

conosco quei posti, passo teglia l'ho fatto con zani ed amici di cuneo durante un freddo inverno...quanto freddo ho preso...!!! ma bei posti. ci tornerò sicuramente, la liguria è una bella alternativa sia d'estate che d'inverno. ideale viaggi in linea con borse per 2-3 giorni.bravo ema

ghido ha detto...

ma erano Antonino e lo Zio?

Carletto ha detto...

Ema, quando la quota si eleva non cala l'ossigeno ma la pressione parziale dell'ossigeno, i nostri polmoni ricevono una maggior quantita' di ossigeno ma non perche' ce ne' meno ma perche' ha una pressione minore.
Ema, tu non hai problemi di pulsazioni, il tuo motore gira sempre sotto al 50% delle tue possibilita', libera l'energia che c'e' in te non tenerla nascosta per chissa' quale avvenimento.
Se continui cosi' molta energia andra' sprecata, ricordati che avremo tempo di riposarci nella prossima vita.

Anonimo ha detto...

Carlo mi apri gli alveoli, mi sento in alta montagna: devo liberarmi. EmaLiberoSubito

ema

Guido ha detto...

MITICOOO!!