05 ottobre 2011

CICLOEROI





Dal Libro "Cicloeroi" autori Carlo Delfino - Giampiero Petrucci
"Ogni famiglia dovrebbe rispettare e ricordare i suoi antenati, ogni popolo dovrebbe onorare i suoi eroi.
Il ciclismo da oltre 130 anni puo' essere paragonato ad una grande famiglia (o ad un grande popolo ) in cui però non sempre si rispettano antenati ed "eroi". Sopratutto, troppo spesso,si dimentica la tradizione.
In particolare l'ultimo ventennio,complice la globalizzazione che ha pervaso come un tarlo malefico anche il mondo delle due ruote,ha portato alla ribalta corse sconosciute,anche in paesi ciclisticamente inadeguati.
Viene annualmente tradito e stravolto ciò che i nostri nonni,ancor prima dei nostri padri,ci avevano insegnato con tanto amore e infinita passione.
Al Giro d'Italia , con grande orrore , abbiamo visto scomparire la maglia ciclamino e realizzare un GPM alla quota di 49 m s.l.m.
Prove che hanno fatto la storia del nostro ciclismo,come la Milano-Torino o il Giro del Lazio,sopravvivono tra mille stenti o non si disputano più.
Manca ormai soltanto che ci tolgano pure la maglia rosa e la maglia gialla !
Non parliamo poi del doping e delle annesse non-squalifiche , dei NAS o dei vincitori improvvisi che durano al massino una mezza stagione.
Insomma,il ciclismo è cambiato,ovviamente in peggio,ed a noi non piace per niente.
Anche perchè più si scava nella Storia (rigorosamente sempre e solo con la S maiuscola) più si scoprono fatti e personaggi straordinari,gare al limite delle risorse umane,avventure quasi incantate in un mondo fiabesco dove alla fine i più buoni , anzi i migliori , generalmente trionfano (oggi è cosi?) e non per una volta soltanto.
In questo libro si parla di un'epoca in cui la bicicletta soppiantava il cavallo e le strade non sembravano avere confini: si svolgevano gare di 1.000 km tutti d'un fiato ,il gareggiare di notte era una cosa normale , i corridori erano i nuovi esploratori alla ricerca dei limiti umani.
Eravamo nell'ultima decade dell'800 e tutto era volto alla modernità , al sogno realizzabile : Verne ipotizzava viaggi al centro della terra o sulla Luna e si parlava di fantascienza,i corridori (più modestamente) si limitavano alla Parigi-Brest-Parigi e non era fantaciclismo...
In quegli anni , a partire dal 1890 , il ciclismo su strada visse la sua prima evoluzione o meglio , la sua prima rivoluzione.
L'invenzione della trasmissione a catena , i pneumatici,la curva del manubrio rivolta verso il basso, portarono alla bicicletta moderna e con essa , le cose assunsero un'importanza sempre crescente.
La Francia evidentemente particolarmente incline alle sommosse sconvolgenti , fu indubbiamente la fucina della rivoluzione ciclistica così come lo era stata di quella storica,del 1789 : Bordeaux-Parigi , Parigi-Brest-Parigi , Parigi-Roubaix e Tour de France furono i baluardi su cui si posero le fondamenta del ciclismo moderno.
Ma quel periodo denominato inizialmente primordiale e poi (più giustamente ) "eroico" , durò a lungo, praticamente 25 lunghi anni : ogni nazione infatti, chi prima chi dopo, sulla falsa riga del movimento francese , ebbe le sue prime corse ed i suoi primi campioni, riuscendo poi faticosamente a rivaleggiare con i fuoriclasse transalpini in un crescendo di emozioni palpitanti, con migliaia e migliaia di tifosi pronti ad acclamare i propi beniamini e sopratutto a leggerne le gesta su giornali e riviste.
La prima guerra mondiale , iniziata nell'agosto del 1914 , stroncò definitivamente l'era irripetibile : un'era che non può , anzi non deve , essere dimenticata !
Oggi una manifestazione su tutte non dimentica quell'epoca dorata : l'Eroica.
I cultori della storia ciclistica , delle imprese epiche ai limiti dello sfinimento , della strada bianca , della polvere e del fango troveranno in queste pagine echi memorabili di un periodo che , nel suo piccolo e grazie a passione ed entusiasmo incommensurabili, " l'Eroica " vuole mantenere vivo e tramandare .
Perchè queste sono le nostre radici, le nostre origini, la nostra Storia.
Scorrendo le pagine , sarà inevitabile un confronto con il ciclismo di oggi.
Ognuno può avere ovviamente la propia opinione ma è indiscutibile che gli eroi meritano rispetto.
In molti purtroppo, in particolare su stampa e tv , dimenticano troppo facilmente."

17 commenti:

France ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
France ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
France ha detto...

Da che pulpito viene questo predicozzo sul ciclismo eroico!!!
Da chi fa sempre il corto, con il 32 dietro e mille amennicoli!!
Per favore, un po' di pudore...

ghido ha detto...

Urka! Il sabaudo savonarolizzato

gallinarandagia ha detto...

France ...si lo so per come vado in bicicletta dovrei solo raccontare barzellette ..non è un predicozzo ! è soltanto riportare l'introduzione di un LIBRO !!! e magari è la incommensurata ammirazione per gente che ha fatto la storia...e di cui io non porto neanche le scarpe....e forse neanche tu...

gallinarandagia ha detto...

dimenticavo....aaaaazzzzzzzzz !!!!!

cochese ha detto...

lettura avvincente!!

France ha detto...

.. comunque è un libro molto superficiale, ma ha il merito di aver smosso alcuni cervelli atrofizzati..

Anonimo ha detto...

ue!! non maltrattiamo antonino!
ognuno è libero di interpretare questo sport come meglio crede, anche con il 50 dietro (a proposito io davanti ho un cinquanta, ripeto, cinquanta....) e senza dover dimostrare nulla.

lukegps

ghido ha detto...

LUKEEEEEE sedicente superdotato! Cinquanta davanti... neanche fossi John Holmes... anzi un cavallo!

Borz ha detto...

grande Luke!

Anonimo ha detto...

ammetto di avere esagerato! diciamo che uso il 34, ma solo da quando mi piace spingere in agile.

ora basta, altrimenti mi censurano

lukegps

Anonimo ha detto...

....France forse ti dovresti scusare con Antonino. Non so' bene a quale bersaglio mirassi, ma secondo me, hai sbagliato centro.

ema

gallinarandagia ha detto...

Grazie Ema ma non servono scuse...conosco France e so che è il suo modo sabaudo di spronare ...vorrà dire che lo sfiderò in qualche disciplina dove il cagnaccio pulcioso non è forte....

France ha detto...

caro ema, non è che ce l'avessi solo con Antonino, anche se sono convinto che potrebbe impegnarsi di più e l'ho fustigato perchè la prossima volta provi un percorso più lungo.
sicuramente in discesa mi passa sulle orecchie 10 volte e non faccio nessuna fatica ad ammetterlo.
e so anche che la bici è bella perchè ognuno può interpretarla a modo suo, però mi scoccia il continuo parlare di certe cose e il non fare mai lo sforzo di provare veramente a farle.
e con questo non mi riferisco a nessuno di quelli che ha scritto qui.
sono insofferente in generale verso il ciclismo e i ciclisti che ci circondano...

P. Tiger ha detto...

La tua insofferenza si nota, France, e non tutti siamo bravi a nasconderla senza diventare, a volte, un po' maleducati. Forse bisogna imparare a sostenere le proprie idee con forza ma indirizzando questo sforzo nella direzione giusta. Ammirazione non per forza deve coincidere con emulazione. Io ammiro moltissimo Ausilia, ma non mi sognerei mai nemmeno lontanamente di emularla, non solo perché non ne sarei assolutamente capace. Quindi anche sfogarsi contro Antonino non serve a molto. Diciamo che è un po' quando io me la prendo con voi anche se so benissimo che non siete certo degli "utilizzatori finali" o dei Lele Mora della Bassa.
Ragazzi buon finesettimana.

Anonimo ha detto...

...week end off line. MI riprometto di tornare sul post di Antonino...

ema