27 giugno 2009

Il PROLOGO (fenomenologia del mostruoso) Seconda parte



La sveglia dopo la notte all’ospedale non è delle migliori: un infermiere strabico, affetto da un leggero tremito parkinsoniano, cerca di togliergli il catetere dall’uccello intorpidito. Il cronista tabagista sverrà tre volte.
Il direttore ottantenne del reparto di medicina generale viene chiamanto urgentemente al capezzale del giornalista. Una nuvola di profumi invade la corsia: il primario ottantenne, non rinuncia mai a farsi seguire dalle giovani tirocinanti da lui scelte dopo attente e approfondite esplorazioni. Appena giunto al letto dove giace privo di conoscenza il cronista tabagista, capisce che la situazione è quasi disperata. Si china sul paziente, con l’indice schifato, sposta la palpebra osseva la sclera bianca…”non c’è un attimo da perdere” rivolto alla sua assistente più fidata, con lo sguardo ammiccante, da vecchio Sardanapalo, “c’è bisogno di insufflare, ora e con forza, mi sono spiegato!”.
Appena la giovane tirocinante inizia a muoversi, quasi per miracolo, novello Lazzaro, il cronista tabagista si riprende ed inzia a cantare con una bella voce tenorile.
Pochi minuti e il cronista è tornato totalmente in sé: viene dimesso con le raccomandazioni del caso. Lasci stare non ce la può fare, sono storie che possono fare male gli dice il primario.
Chiama un taxi, sale e si fa portare in redazione.
Ha un pensiero fisso: rimettere mano sulle registrazioni.
Mentre pensa al da farsi, si accorge che il taxista, un nero di due metri di altezza per 130kg di peso, lo stà guardando con sguardo lubrico, una mano sul cambio l’altra ad aggiustarsi il pacco: la macchina sfreccia a 100 km/h per le strade deserte. Il cronista padano ha dei presentimenti infausti.
Prende il cellulare e avverte la segretaria che sta arrivando.
“Come va capo?” chiede la segretaria vestita con una tuta adidas del 1980 blu.
“Ma come cazzo ti sei vestia, cazzo…mi sembri Marita Koch!”
“Marit….chi?!?”
“Lasciamo perdere, e portami le registrazioni…”
Entra nel suo ufficio e per un attimo ha un forte calo di pressione, si appoggia alla scrivania, respira piano, si dirige verso la finestra, si mette una mano in tasca ed inizia a massaggiarsi i genitali, assorto nei suoi pensieri.
“Capo ho trovato solo due registrazioni, le altre sono scomparse…” grida la segretaria mentre si sta dirigendo verso la stanza del cronista tabagista.
Si gira verso la segretaria, e non riesce a capire bene la situazione, una multipla dissociazione lo attraversa.
La mano continua tranquilla a massaggiare i genitali che dopo il lavoro di rianimazione ricevuto all’ospedale non sembrano dare segno di vita. Guarda la segretaria senza riuscire a metterla a fuoco, sente la sua voce ma i neuroni, quelli attivi, non riescono a processare la parola, scomparse. Sono incagliati!
La mano continua a muoversi vivendo una sua vita affettuosa, l’uccello del cronista tabagista, sembra gradire, la segretaria, che sappiamo amare di un amore non corrisposto il suo capo, sembra fraintendere la situazione. Pensa che sia giunto il momento di dichiarare il suo amore segreto.
“Capo da tanto tempo volevo…” e si avvicina all’uomo che lentamente sta mettendo insieme i pezzi sparsi della sua vita.
“volevo…dirle che ho sempre…apprezzato la sua intelligenza brillante lo stile di scrittura spregiudicato ma mai barocco…”
Un colpo di vento sbatte la porta, il rumore secco, scuote l’assetto neuronale del giornalista.
La donna gli sta a non più di 20cm, con la zip della giacchetta della tuta blu dell’adidas del 1980, ormai alla fine del suo corso.
“…SCOMPARSEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!”
“..ma cazzo…ma come è successo, cazzo, ma porca di quella….troiaa”
Quando la situazione si fu calmata il giornalista venne a conoscenza di un fatto strano.
Mentre era all’ospedale, racconta la segretaria ormai ricompostasi, due tipi strani, erano comparsi al giornale dicendo che erano dei servizi segreti.
"Cosa cazzo volevano quelli dei servizi segreti?" Urla il cronista.
Prosegue la segretaria con voce squillante.
“Hanno detto che dovevano prendere tutte le registrazioni effettuate con le microspie. In redazione abbiamo cercato di resistere dicendo che non potevano farlo, che era una violazione della libertà di stampa. Loro hanno detto che la legge vieta di fare intercettazioni non autorizzate e che se avessimo fatto delle resistenze, gli avrebbero spaccato il culo. E su quest’ultima parola la segretaria china il volto ed inizia a piangere.
“Si capo proprio così, vi spacchiamo il culo, quello alto, baffuto, parlava come un…brasiliano, mi pare che si chiamasse Felipe o qualche cosa del genere”.
Cazzo pensa il cronista, qua la storia si fa pesa. La segretaria è ormai in lacrime, ma continua nel racconto: “e l’altro più basso con una faccia da orientale, che mi continuava a guardare senza dire nulla, gli occhi due fessure…poi ad un certo punto si è avvicinato con il suo naso quasi toccava il mio e piano mi ha chiesto dove avessi comprato la tuta blu dell’adidas, che paura”.
“Ma chi cazzo se ne frega della tua tuta del cazzo”, oggi il giornalista era più volgare del suo solito.
“Lasciami solo, almeno due registrazioni siete riusciti a salvarle branco di checche”.
La segretaria si gira per vedere se dietro a lei c’è il branco di checche, ma nulla, il vuoto totale nella stanza c’è solo lei. In genere il cronista mostra un atteggiamento politicamente corretto, adeguato ed in sintonia con i tempi moderni, ma oggi pare proprio aver perso la ragione.
La voce registrata si diffonde piuttosto disturbata.
Quei cazzoni pensa il cronista avranno sistemato male la microspia.
Si sentono dei rumori come di macchina che accellere, poi delle voci confuse in lontananza che ridono, si odono frammenti di vai…solo…segui la escort…non mollare…
Il rumuore della macchina si fa via via più lontano. Silenzio.
Il cronista alza il volume, riesce a percepire una voce che parla, leggermente alterata dalla fatica.
Il cronista tabagista, si concentra, ma non ci capisce nulla.
La voce si fa più forte e chiara.
Non mi prendete, lo sapete si che non mi prendete, che io sono il più forte, lo sapete, cani bastardi, lo sapete che ho la gambetta che mulina come un frullino, si lo sapete, cazzo lo sapete.
Il cronista, aspira con violenza l’ultimo tiro e se ne accende un’altra. La nicotina inizia a fare il suo effetto: l’attenzione si acuisce, il cuore inizia a battere più veloce, il cronista pare pervaso da spasmi inconsulti. Non sa cosa sta fumando.
Il poveretto non sa che il suo amico, quello francese, noto per la sua passione per il tabacco e per gli scherzi, ha mescolato al tabacco delle gitane papier mais un potente allucinogeno. Questo non lo sa il cronista tabagista, e non saremo certo noi a dirglielo.
La voce continua aumentando di tono: non mi potete prendere, io ho le gambe che sono mulini a vento, bielle di motore, ho il cuore di un cavallo, e non solo quello, vi inculo a tutti bastardi fottuti, ridete ridete bastardi cani rognosi, non avete voluto pregare prima di partire, consacrare il nostro destino al divino Nerchion il dio dal cazzoturgido, e ora io vi batterò, vi spaccherò, vi aprirò come tordi.
Non riesce più a stare seduto il cronista, corre intorno alla scrivania, mentre emette rutti mostruosi che terrorizzano la segretaria. “Capo tutto bene serve aiuto, chiamo l’ospedale?”…lui continua a correre, “…e non mi rompere i coglioni, l’ospedale no non ci voglio adare” e continua a correre sempre più forte.
La voce che si era interrotta riprende sempre più alterata dalla fatica, le frasi si fanno corte e spezzate, l’ultima parola viene sempre strozzata dalla gola ormai troppo piccola per fa passare un volume d’aria che non si trova.
Non mi prendete, bastardi, cani infedeli, siete tutti froci, e bastardi e infedeli e cani, si cani bastardi e froci.
Il cronista si è tolto la camicia e i pantaloni, corre semi nudo intorno alla scrivania ed ulula, canibastardinonmiavretenonmiavreteeeeeeeeeee
La segretaria si è rannicchiata sulla sua sedia le ginocchia al petto le braccia a cingere le gambe la testa incassata nelle spalle.
La voce riprende sempre più sfatta, ormai si sentono solo dei piccoli rantoli sempre più flebili, intervallati da insulti: cani bastardi, froci, fottuti non mi prenderete.
Poi un rumorino meccanico in lontananza inizia a camparire nella registrazione. Un suono sibilante, come di motore elettrico quasi un ronzio di coleottero.
Lo voce si è ormai spenta, solo un ansimare spasmodico invase la stanza: ma in lontananza il ronzio dell’elitra cresce. Ha un effetto ipnotico sulla mente provata del cronista tabagista.
L’uomo si blocca sale sulla scrivania ed inzia a respirare con la bocca aperta: profondi respiri seguiti da rumorose emissioni di aria.
Il ronzio si è fatto ormia frastuono, pare che uno schiame di milioni di coleotteri abbia invaso la stanza, il cronista continua a respirare sempre più velocemente.
Il ronzio cresce ancora in intensità, e poi rapidamente si attenua.
Il cronista tenta un ultimo respiro forzato ma sviene, si abbatte al suolo, la segretaria sente il rumore e si precipita, apre la porta e vede la carcassa del suo capo riversa sul pavimento.
Sta per urlare ma dal silenzio del computer si staglia una voce affranta: “cazzo mi hanno sverniciato”, poi più nulla solo il rumore del vento seguito da una lenta litania come una ninna nanna d’altri tempi: ce la posso fare, io sono buono, bravo, ce la posso fare, loro sono cattivi, e brutti, ce la posso fare ce la posso fare, io sono buono, bravo, ce la posso fare, loro sono cattivi, e brutti, ce la posso fare ce la posso fare, io sono buono, bravo, ce la posso fare, loro sono cattivi, e brutti, ce la posso fare

(speriamo che il cronita tabagista ce la faccia, ancora una regisrazione deve leggere, ancora una, ma non sarà facile. Felipe e il suo amico dagli occhi a mandorla stanno in giro e sono incazzati).

4 commenti:

P. Tiger ha detto...

Mio dio mio dio mio dio! Adesso si incrociano anche le trame!! Dove andremo a finire. Ema sono molto scossa. Ma forse è colpa del montaggio dell'armadio Ikea...

Anonimo ha detto...

...e che quei due non stanno mai fermi, saltano da un posto ad un altro...sono indemoniati

ema

cochese ha detto...

grande Marita Koch!!

ghido ha detto...

47 e 60....... impressionante. e la 4x100 della ddr... Silke Gladisch, Marita Koch, Auerswald, Marlies Göhr.... impressionanti